Sono state pubblicate le prime norme italiane dedicate alle tecnologie trenchless, le soluzioni che permettono la posa, il risanamento o la sostituzione di condotte e cavi sotterranei con scavi a cielo aperto minimi oppure nulli. L’importante traguardo è il risultato dell’opera condotta dal gruppo di lavoro GL 04 della Commissione UNI 058 “Città, Comunità e Infrastrutture Sostenibili. L’evoluzione di un percorso iniziato con le prassi di riferimento UNI/PdR 26, sviluppate grazie alla collaborazione pluriennale tra UNI e IATT (Italian Association for Trenchless Technology). Dopo anni di applicazione sul campo le prassi di riferimento diventano ora norme tecniche ufficiali, valide e riconosciute su tutto il territorio nazionale. Una svolta decisiva per il settore, perché standard condivisi rappresentano una garanzia di qualità negli interventi sulle infrastrutture interrate, dando maggior impulso all’impiego delle tecnologie sostenibili no dig, più economiche e rapide, rispetto alla posa con opere di scavo tradizionale.
Due nuove norme
Sono state varate recentemente due direttive. La UNI 11990‑2 fornisce le raccomandazioni e i requisiti per la progettazione, costruzione e installazione di tubazioni di linea o di protezione tramite l’utilizzo di sistemi di spinta mediante perforazioni orizzontale. La norma, rivolta a tutti i soggetti che operano nel campo delle reti di condotte interrate, definisce anche i requisiti minimi e descrive le pratiche attuate per la posa in opera delle tubazioni a spinta. L’obiettivo è offrire indicazioni precise sulla corretta scelta dei sistemi di posa, in funzione delle caratteristiche sia delle tubazioni da installare sia di quelle ambientali e geologiche in cui si opera. La UNI 11990‑3 definisce i criteri progettuali per la posa di infrastruttura dei servizi di rete, utilizzando la trivellazione orizzontale controllata (Toc). La norma individua anche degli accorgimenti per una corretta gestione degli interventi, sia sia in fase preventiva sia in corso d’opera e in chiusura del cantiere. Riferimento per tutte le fasi di esecuzione di qualsiasi progetto di trivellazione orizzontale controllata, la norma descrive anche le azioni da attuare per la miglior definizione del progetto da realizzare e le operazioni da eseguire con questa tecnica. Vengono inoltre messi a sistema anche i criteri di sicurezza da adottare nei cantieri interessati. Le nuove arrivate si aggiungono alla UNI 11990‑1, pubblicata lo scorso settembre, che invece riguarda i sistemi per la localizzazione e mappatura delle infrastrutture nel sottosuolo. La norma fornisce una specificazione descrittiva delle modalità con le quali localizzare e mappare le infrastrutture presenti nel sottosuolo in maniera non distruttiva e stabilisce, inoltre, raccomandazioni chiare per coloro che sono impegnati nell’individuazione, verifica e localizzazione di sottoservizi attivi, abbandonati o sconosciuti.
Un quadro di riferimento per tutto il settore
Insieme le tre norme costituiscono i primi standard italiani di questo settore, fornendo un quadro di riferimento chiaro, condiviso e stabile, capace di supportare la progettazione, semplificare i rapporti tra operatori, stazioni appaltanti e pubbliche amministrazioni e favorire la qualità delle lavorazioni, promuovendo l’innovazione e rafforzando la sostenibilità complessiva degli interventi.