20/05/2014
Servizi a Rete

Toscana Energia: sempre più grandi, sempre più sul territorio

Toscana Energia, anche per assetto societario, è un ottimo esempio di collaborazione tra pubblico e privato. In che modo si riesce a far convergere interessi ed esigenze di tutti i soci?

Toscana Energia è una realtà industriale che conta oltre 90 Comuni soci e il partner industriale Italgas (Snam). Armonizzare le esigenze di tutti potrebbe apparire complicato, ma riusciamo a farlo abbastanza bene attraverso una serie di procedure formali e informali. Le prime sono regolate da un patto parasociale che prevede consultazioni tra i principali azionisti. Quelle informali consistono in un confronto continuo e aperto con tutti i soci su tutti i problemi e gli aspetti relativi alla vita della società. Tale tipo di organizzazione ha permesso di fare molte operazioni rilevanti, sin dalla costituzione della società, nata nel 2006 attraverso la fusione di Fiorentinagas e Toscana Gas, portate avanti in un clima di collaborazione e di concordia molto efficace, trovando sempre un punto di equilibrio tra le istanze della parte pubblica e di quella privata.

 

Investimenti e programmi portati avanti dalle utility che ruolo possono giocare nel difficile contesto economico italiano?

Le utility rappresentano una parte importante della realtà economica ed industriale del Paese e le loro attività hanno effetti non marginali sul contesto territoriale nel quale operano, a partire dall’aspetto occupazionale. Pensiamo, solo per fare un esempio, a una realtà come Toscana Energia, che investe annualmente circa 50 milioni di euro prevalentemente per la realizzazione di nuove reti o per la messa in sicurezza di quelle più datate. Questo significa dare lavoro alle varie imprese dell’indotto che a loro volta si serviranno da altre aziende. Gli investimenti, insomma, attivano un circuito virtuoso del quale beneficiamo tutti, dal fornitore di prodotti all’utente finale, che usufruirà di servizi di qualità sempre migliore. Il discorso, ovviamente, non riguarda solo la distribuzione del gas: pensiamo a quanto c’è da fare nel servizio idrico, o nel ciclo dei rifiuti.

 

Gli investimenti di Toscana Energia a quali progetti sono destinati?

L’obiettivo è continuare a costruire reti ed estendere la distribuzione del gas alle comunità toscane che ancora ne sono prive. In questo quadro una considerazione particolare riguarda le località montane, dove portare questo servizio significa favorire la residenza della popolazione e il mantenimento di attività produttive qualificanti per quei territori. Si tratta di un lavoro più difficile da portare avanti, sia sotto il piano tecnico, in quanto operare in questi contesti è più complesso, sia degli investimenti, dal momento che le difficoltà tecniche si traducono in maggiori oneri economici.

Al tempo stesso stiamo proseguendo la sostituzione delle tubazioni in ghisa grigia con giunti in canapa e piombo posate molti anni fa e che non garantiscono più gli standard di sicurezza richiesti. Un altro fronte è l’ammodernamento tecnologico delle strutture informatiche dell’azienda, che tocca un po’ tutti i processi che presiedono al buon  funzionamento delle attività. Infine, c’è la grande partita dei misuratori elettronici da installare presso tutte le nostre utenze, come previsto dalle delibere dell’Autorità.

 

Avete dei piani già definiti per la metanizzazione dei Comuni montani?

Abbiamo già fatto molto, ad esempio portando il metano ad esempio nel Comune di San Marcello Pistoiese e abbiamo progetti per proseguire quest’opera in altri territori.

Su questi progetti al momento stiamo valutando la possibilità di stringere una partnership con Regione Toscana, dal momento che si tratta di opere che hanno una finalità generale e che non rispondono a logiche di mercato. Per questi tipi di progetti, inoltre, credo sarebbe necessario trovare linee di credito dedicate, considerando l’onere degli investimenti e la loro insostenibilità, se valutata in un’ottica prettamente economica, per l’azienda che se ne fa carico. Stiamo anche cercando di capire se queste pratiche possano trovare una risposta efficace nei meccanismi di finanziamento dell’Unione Europea nell’ambito del nuovo programma quadro Horizon 2020.

 

Il radicamento del territorio è un fattore chiave. Toscana Energia che cosa fa per rafforzare questo rapporto?

Innanzitutto cerchiamo di mantenere, per quanto possibile, un rapporto continuo con le amministrazioni dei Comuni che serviamo, che sono 106, quindi un lavoro piuttosto impegnativo. Ogni anno, nel mese di novembre, organizziamo una decina di incontri con i sindaci dove spieghiamo i nostri piani e ascoltiamo esigenze, problematiche o disfunzioni che emergono dalle singole comunità. Una prassi molto apprezzata ed efficace nella sua semplicità, che permette di focalizzare l’attenzione sui reali bisogni del territorio. Del resto questo è il nostro obiettivo: Toscana Energia ha l’ambizione di crescere sempre di più, ma senza perdere il contatto con le realtà locali.

 

A proposito di crescita: la società come si sta preparando alle nuove gare e con quali ambizioni?

Il business di Toscana Energia è focalizzato sulla Toscana, dove già oggi siamo il principale operatore nella distribuzione gas e il sesto a livello nazionale. L’obiettivo è continuare su questa strada per arrivare a gestire il servizio in tutti, o per lo meno quasi tutti, i Comuni della regione. A questo scopo stiamo mettendo a punto delle modalità operative che ci consentano di partecipare a tutti i bandi di affidamento degli ambiti toscani. Un bel segnale in questo senso lo abbiamo dato partecipando e vincendo la gara per la gestione della distribuzione nel Comune di Prato, la seconda maggiore città della Toscana. Al momento a Prato non siamo ancora operativi, in quanto la gara è stata oggetto di un ricorso al Tar di cui stiamo attendendo le conclusioni, ma pensiamo di esserlo già a partire dalla seconda parte di quest’anno.

 

I prossimi affidamenti verranno aggiudicati con le gare d’ambito. Come giudica questa novità?

È un sistema ancora tutto da sperimentare, ma che ritengo molto positivo, perché contribuisce a una maggiore razionalizzazione del settore. Accorpando più Comuni in un unico Atem si consente alle società di mettere a punto piani industriali degni di questo nome, oltre a permettere quelle economie di scala indispensabili, anche nel campo della distribuzione, per portare avanti progetti di sviluppo di un certo livello. Ovviamente questo implica uno sforzo maggiore per le società, le quali dovranno avere la forza finanziaria e tecnica per affrontare questa sfida. L’unica critica che mi sento di fare riguarda il numero degli Atem, ancora eccessivo: sono in totale 177, dei quali 11 in Toscana. Nella nostra regione, i primi Atem in gara saranno Livorno e Massa Carrara che, oltre alle due città, comprendono rispettivamente 19 e 15 Comuni della loro provincia.

 

Partecipare alle gare richiede una certa solidità finanziaria e patrimoniale. Qual è la situazione della società sotto questo punto di vista?

Siamo una società con una struttura finanziaria molto buona. Abbiamo chiuso il bilancio di esercizio 2013 con un utile netto di circa 36,7 milioni di euro, con una crescita del 3% sull’anno precedente. Soprattutto, abbiamo una valutazione ottima per ciò che riguarda il Rab (Regulatory Asset Base), il rapporto tra il valore della società rispetto al debito, un indicatore che non deve superare il 50-55%, ma che nel caso di Toscana Energia è addirittura inferiore al 30%! Certo, partecipare alle gare richiederà molte risorse, che occorrerà reperire. In linea generale, credo che sotto questo aspetto occorra una maggiore attenzione da parte del sistema creditizio e della politica nei riguardi delle utility: da un lato, infatti, si spingono le società a partecipare a gare sempre più impegnative, dall’altro non esistono misure a sostegno degli sforzi industriali che le società devono sostenere.

 

L’azione dell’Autorità ha dato al settore un assetto regolatorio più chiaro e certo. Ci sono aspetti che a suo parere necessitano di ulteriori interventi?

Un tema centrale riguarda le regole per il rimborso del gestore uscente, la cui entità oggi può essere calcolata in diversi modi. La materia, infatti, è regolata da alcuni provvedimenti risalenti al 1925, ai quali si sono aggiunte nuove norme approvate nel corso dello scorso decennio, ulteriormente modificate dal Decreto Legge 145 del 23 dicembre 2013. Ritengo invece che sul punto occorra maggiore chiarezza per consentire alle aziende di fare i piani di investimento e di sapere con sicurezza che cosa accadrà.

Un altro argomento, come segnalato, riguarda la creazione di strumenti finanziari a sostegno dei piani di sviluppo delle imprese.

Infine, credo che occorra una seria riflessione sull’effettiva necessità che i Comuni abbiano partecipazioni azionarie nelle società che si occupano della vendita di gas ed energia elettrica. Si tratta di attività puramente commerciali dove la presenza dell’azionariato pubblico non ha alcun effetto sociale. Diverso il discorso per attività come la distribuzione del gas, il servizio idrico o la gestione del ciclo dei rifiuti che, per loro natura, toccano interessi generali e dove la presenza del pubblico vada salvaguardata.

 

 

Attenzione all’ambiente e utilizzo delle fonti rinnovabili sono temi di forte impatto emerse negli ultimi anni. Toscana Energia quali iniziative ha avviato su questo fronte?

In merito abbiamo fatto una scelta ben precisa 4 anni fa, quando il gruppo ha deciso di uscire dal mercato della vendita del gas e dell’energia elettrica cedendo ad Eni il 20% della quota in nostro possesso di Toscana Energia Clienti. Il ricavato è stato utilizzato per dar vita a Toscana Energia Green, che controlliamo al 100%, che opera nel settore del solare fotovoltaico e termico, della cogenerazione, del teleriscaldamento, nella gestione del calore e dell’illuminazione pubblica. Abbiamo voluto così dare un segnale anche ai nostri azionisti pubblici, proponendoci nell’offerta di servizi energetici in un’ottica di sostenibilità, invece che mantenere partecipazioni in attività puramente commerciali.

 

Quali progetti sono stati realizzati in questo campo?

Toscana Energia Green ha realizzato diversi impianti, tra i quali un parco fotovoltaico, di proprietà della società, da 3,6 MGW di potenza, nella zona industriale di Pisa per un investimento di 10 milioni di euro. Inoltre, abbiamo intrapreso un cammino molto proficuo con i Comuni. In pratica, ci stiamo proponendo per realizzare un check up energetico dei loro asset per arrivare a una loro gestione ottimizzata. Le amministrazioni si trovano a gestire numerosi asset con tutte le problematiche energetiche relative. Molto raramente, però, possiedono al loro interno le competenze specifiche in questo campo e quindi affidarsi a esperti garantisce loro un servizio migliore con importanti risparmi sui consumi e sui costi. Attraverso questa analisi mettiamo il Comune nelle condizioni di bandire gare per arrivare a una sintesi e razionalizzazione delle attività da gestire in campo energetico, alle quali possono partecipare tutte le società accreditate.

 

Come rappresentante di Federutility, lo scorso gennaio ha fatto parte della missione dell’ex Ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato in Cina. Quali le possibilità di cooperazione emerse nel settore energia?

La Cina da oltre 15 anni è protagonista di una crescita eccezionale, che però ha generato un problema di sostenibilità ambientale altrettanto imponente. Fortunatamente le autorità governative sono consapevoli della situazione e hanno stabilito che proprio la sostenibilità ambientale debba essere la leva di sviluppo dei prossimi anni. Tale scelta apre prospettive interessanti per tutte le realtà capaci di offrire servizi e tecnologie all’avanguardia in settori che riguardano la gestione dei servizi come il ciclo dei rifiuti, il trattamento delle acque, l’energia, campo quest’ultimo dove il superamento dell’utilizzo del carbone offre grandi opportunità anche nella distribuzione del gas. Opportunità che possono essere colte a condizione che si lavori bene e affrontando questo mercato, che ha le sue peculiarità, in un’ottica di sistema. Purtroppo il nostro Paese negli ultimi anni non ha brillato in tal senso, scivolando dal terzo al quarto posto come fornitore europeo del Gigante asiatico e al ventisettesimo posto a livello internazionale. Una performance negativa che deve essere di lezione a tutti per evitare di ripetere gli errori fatti in passato e non perdere questo treno in corsa.

 

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