Spinta dall’intelligenza artificiale, dal cloud e dall’Internet of Things, la domanda di dati e di potenza di calcolo cresce in modo significativo. I data center sono infrastrutture fondamentali per la competitività e la sicurezza del Paese, ma il loro sviluppo richiede un cambio di paradigma: da consumatori di energia devono diventare protagonisti di un nuovo modello industriale capace di generare efficienza, occupazione e rigenerazione urbana. Possono contribuire a decarbonizzare le città, favorendo la riduzione delle emissioni; dare impulso alle rinnovabili e accelerare il recupero di aree dismesse. Attività che potrebbero ridurre le emissioni di CO₂ fino a sei milioni di tonnellate all’anno. È ciò che emerge dal Position Paper “L’Italia dei data center. Energia, efficienza, sostenibilità per la transizione digitale” realizzato da TEHA Group in collaborazione con A2A. Si tratta di uno Studio completo sul ruolo economico e sociale dei data center, che analizza la situazione del settore, sia a livello globale che in Italia, e stima le proiezioni di sviluppo futuro, identificando le leve di miglioramento dell’efficienza di queste infrastrutture.
Il contesto di riferimento
A livello mondiale, la percentuale della popolazione connessa a Internet è passata dal 15,6% nel 2005 al 67,6% nel 2024. In un panorama di questo tipo, i data center si affermano come infrastrutture imprescindibili per il funzionamento di servizi digitali, la gestione dei flussi informativi e la sicurezza delle comunicazioni. Nel mondo a fine 2024 risultano censiti 10.332 data center distribuiti in 168 Paesi, oltre la metà dei quali negli Stati Uniti (5.426), seguiti dall’Unione Europea (2.254). L’Italia sta guadagnando un ruolo centrale nello scenario internazionale. Mentre gli hub storici europei (Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi, Dublino) mostrano segnali di saturazione a fronte di vincoli energetici, urbanistici e normativi, Milano e la Lombardia si stanno affermando come poli strategici. Il numero di data center nel nostro Paese è in crescita: le 168 strutture rilevate nel 2024, per una potenza installata di 513 MW, posizionano l’Italia al tredicesimo posto nel mondo. Milano, con una capacità installata di 238 MW (46% di quella nazionale) supera quella di città come Madrid e Zurigo. Le previsioni indicano che la domanda energetica degli hub digitali crescerà ancora: a livello globale si prevede che i consumi quadruplicheranno entro il 2035, mentre in Italia si stima che la potenza installata di data center potrebbe raggiungere i 2,3 GW in uno scenario tendenziale e i 4,6 GW in una prospettiva full potential e i loro consumi elettrici oscillare tra il 7% il 13% del totale nazionale. Tuttavia, lo sviluppo dei data center comporta molteplici sfide. Da un lato, la crescente domanda di energia implica la necessità di garantire una fornitura stabile e sostenibile, favorendo l’integrazione delle energie rinnovabili. Dall’altro lato, il loro efficientamento energetico rappresenta un obiettivo centrale per lo sviluppo sostenibile del settore. In questo contesto, l’Unione Europea ha identificato dei Key Performance Indicators (KPI) per la valutazione della sostenibilità dei data center, il 75% dei quali è legato all’efficienza energetica.
Strumenti di efficienza per lo sviluppo dei data center
In uno scenario di pieno sviluppo, i data center, se inseriti in una visione strategica di sistema, possono agire come abilitatori di benefici concreti sul piano sociale, ambientale ed economico. A livello nazionale, uno sviluppo guidato da efficienza energetica, pianificazione territoriale e integrazione di fonti rinnovabili può stimolare crescita industriale e innovazione, contribuendo al contempo a ridurne gli impatti. Nell’ambito dello Studio sono identificate quattro leve strategiche di efficienza, la cui adozione coordinata consente di promuovere un modello industriale circolare. Le azioni identificate sono: il recupero di calore attraverso le reti di teleriscaldamento, l’utilizzo di aree brownfield per la realizzazione di nuovi impianti, l’impiego di Power Purchase Agreements (PPA) per garantire forniture energetiche green e tracciabili e la valorizzazione dei RAEE prodotti dai data center. Secondo le stime di TEHA, l’adozione integrata delle leve in uno scenario di sviluppo “full potential” del settore dei data center consentirebbe di evitare 5,7 milioni di tonnellate di CO₂ di emissioni annue, un volume pari a quelle generate da 1,7 milioni di cittadini, e un beneficio economico totale di circa 1,7 miliardi di euro. Numeri che a livello sistemico si aggiungono ai circa 55 miliardi di euro di contributo al PIL nazionale.