Sistemi di distribuzione chiusi: la parola al Parlamento


Tra gli emendamenti al ddl Concorrenza che verranno discussi a breve dal Parlamento, ve ne sono alcuni che riguardano lo sviluppo della generazione distribuita di energia rinnovabile e che, più in particolare, potrebbero consentire il ripristino dei “Sistemi di distribuzione chiusi” (Sdc), reti elettriche private che permettono di scambiare energia prodotta da prosumer (produttori-consumatori) e aziende, verso più clienti.
Una possibilità al momento negata. L’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico ha infatti stabilito che eventuali nuovi Sdc «non dovrebbero essere realizzati al fine di promuovere le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica (che dovrebbe invece essere effettuata tramite incentivi espliciti ove necessari) né al fine di promuovere la concorrenza nelle reti elettriche, il che è peraltro in contrasto con la normativa vigente, ma, eventualmente, solo qualora ricorrano le condizioni previste dall’articolo 28 della direttiva 2009/72/CE, cioè solo qualora, date le particolari circostanze, tale soluzione possa risultare più efficiente rispetto allo sviluppo della rete pubblica».
Posizione che però non vede d’accordo l’Agcom, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che intervenendo sul tema lo scorso luglio ha affermato che gli «ostacoli alle reti private definiscono una discriminazione a favore del modello dominante di organizzazione del sistema elettrico», chiedendo anche al Parlamento e al ministro dello sviluppo economico «una revisione e integrazione della disciplina normativa e regolamentare riguardante i Sistemi di distribuzione chiusi, volta a consentire la realizzazione di nuovi reti elettriche private diverse dalla Riu (Rete interna di utenza) e a eliminare ingiustificate limitazioni alla concorrenza tra differenti modalità organizzative delle reti elettriche e tra differenti tecnologie di generazione».
Per conoscere il futuro di tali sistemi, non resta dunque che attendere le decisioni del Parlamento.

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