Sono pronti i progetti definitivi dei due termovalorizzatori di Palermo e di Catania: asset strategici sui quali Regione Siciliana ha puntato forte per chiudere il ciclo dei rifiuti, superare il sistema delle discariche e garantire un risparmio a Comuni e famiglie sul pagamento della Tari. I due impianti saranno realizzati, per quanto riguarda Palermo, nell’area di Bellolampo e a Catania, in un’area prevalentemente industriale a tre chilometri di distanza dal mare. Il cronoprogramma della Regione prevede tempi strettissimi per la realizzazione: si conta di affidare le opere nella primavera e di inaugurare gli impianti entro il 2028. Il costo complessivo è di 881 milioni di euro a base d’asta, finanziati con le risorse FSC.
Superamento del sistema delle discariche
I termovalorizzatori avranno una capacità di smaltimento pari a 600.000 tonnellate, tratteranno solo le frazioni non riciclabili dei rifiuti dalla cui valorizzazione genereranno energia elettrica pari al fabbisogno di 174.000 famiglie. La loro realizzazione permetterà di superare definitivamente il sistema basato sulle discariche, che negli anni ha generato alti livelli di inquinamento ed elevati costi di smaltimento. Oggi, infatti, una parte consistente dei rifiuti viene trasferita al Nord o all’estero per essere smaltita, con un costo di circa 380 euro per tonnellata, tre volte la media nazionale. Con l’avvio degli impianti i conferimenti in discarica diminuiranno progressivamente passando dalle 748.000 tonnellate previste nel 2027 a 500.000 nel 2028, per arrivare a 140.000 nel 2030.
Risparmi per i cittadini
La chiusura del ciclo in ambito regionale comporterà un risparmio per Comuni e cittadini stimato in circa cento milioni di euro all’anno. Gli impianti saranno attivi circa 81.000 ore all’anno e genereranno insieme circa 469,6 GWh di energia elettrica all’anno. Il 10% di questa energia sarà utilizzato per autoalimentare gli impianti stessi, mentre il restante 90% sarà ceduto alla rete elettrica, garantendo un introito che consentirà di abbassare le tariffe di conferimento per i Comuni e di conseguenza la Tari ai cittadini.
Emissioni tra le più basse d’Europa
Il fabbisogno idrico per i processi sarà coperto esclusivamente da fonti di recupero e ricircolo interno, senza prelievi da falde sotterranee o dall’acquedotto. Nello specifico saranno utilizzate acque meteoriche, condense di processo, spurghi del ciclo termico e l’effluente del depuratore civile di Pantano d’Arci per l’impianto di Catania e il percolato dell’impianto di trattamento limitrofo per quello di Palermo.
Dotati di tecnologie all’avanguardia, i termovalorizzatori siciliani avranno le emissioni più basse d’Europa, con emissioni inferiori sia rispetto all’impianto di Bolzano, a oggi il riferimento nazionale, alla pari con Roma, sia di Copenhill, il grande impianto di Copenaghen inaugurato nel 2017 e considerato il benchmark mondiale del settore. Su tutti i principali inquinanti i valori sono inferiori, con un divario ancora più marcato riguardo le diossine: gli impianti siciliani ne emetteranno il 97% in meno rispetto a Bolzano, il 96% rispetto a Copenaghen e il 75% in meno rispetto a Roma.
Il Piano regionale dei rifiuti
Il progetto dei termovalorizzatori rappresenta il segmento finale del nuovo Piano regionale dei rifiuti, recentemente approvato dalla Commissione europea, che prevede: 9 impianti di selezione, recupero e raffinazione, 7 piattaforme di selezione della raccolta differenziata, 2 piattaforme per il trattamento dei pannolini, 4 ampliamenti di discariche esistenti e 2 biodigestori, tutti già finanziati. L’obiettivo è portare la Sicilia al 65% di recupero di materia e ridurre al 10% il conferimento in discarica, con un abbattimento dei costi, che oggi superano i 350 euro a tonnellata, e un risparmio di circa 100 milioni di euro a beneficio di famiglie e imprese. Il costo complessivo dei due impianti è di 881 milioni di euro a base d’asta, finanziati con le risorse FSC.