28/07/2026
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Rapporto ISPRA: aumenta la produzione di rifiuti speciali

In Italia nel 2024 la produzione complessiva di rifiuti speciali derivanti da attività industriali, commerciali, artigianali, di servizio, di trattamento rifiuti e risanamento, ha subito una netta accelerazione, superando i 172 milioni di tonnellate e registrando un incremento del +4,6% rispetto al 2023 (circa 7,6 milioni di tonnellate in più). Un dato, emerso dal Rapporto ISPRA, che evidenzia un forte scollamento rispetto alla crescita più contenuta dell’economia nazionale, che nello stesso periodo ha segnato un +0,8% del PIL e un +1,3% dei consumi. Nei settori chiave, l’edilizia si conferma il principale motore della produzione di rifiuti speciali, generando 90,4 milioni di tonnellate (il 52,5% del totale nazionale). Seguono a distanza trattamento rifiuti e risanamento (23,1%), il manifatturiero (15,9%) e altre attività economiche (8,5%).

Produzione di rifiuti proporzionale all’attività industriale: Lombardia prima in Italia

La quasi totalità dei rifiuti speciali prodotti è di natura non pericolosa (93,7%), in crescita del +4,5% rispetto al 2023. I rifiuti pericolosi si attestano a 10,8 milioni di tonnellate, registrando comunque un aumento in termini percentuali (+6,0%, pari a 612 mila tonnellate in più). La geografia dei rifiuti speciali riflette la densità del tessuto industriale del Paese, concentrandosi prevalentemente nelle regioni settentrionali. Il Nord traina con il 56% di produzione; la sola Lombardia ne produce 36,4 milioni (il 21,2% del dato italiano), seguita da Veneto (18 milioni), Emilia- Romagna (15 milioni) e Piemonte (13,9 milioni). Il Centro Italia genera 31,3 milioni di tonnellate (18,2% del totale). I valori maggiori si registrano in Toscana (11,5 milioni) e Lazio (11,2 milioni). Nel Sud Italia se ne producono 44,3 milioni di tonnellate (25,8% del totale); la Campania è la regione con la produzione più alta dell’area con 11,7 milioni di tonnellate, seguita da Sicilia (10,1 milioni) e Puglia (9,3 milioni).

Il recupero di materia supera il 74% e la discarica continua a diminuire

Se da un lato aumenta la produzione di rifiuti speciali, dall’altro continua a diminuire il ricorso alla discarica: nel 2024 il conferimento si riduce del 2% rispetto al 2023 e del 23,9% rispetto al 2021. L’economia circolare si conferma la principale modalità di gestione, con il recupero di materia che raggiunge il 74,3% del totale, pari a 139,1 milioni di tonnellate (+6,4% rispetto al 2023), mentre lo smaltimento si ferma al 13,9%. Sul fronte degli scambi con l’estero, l’Italia importa 7 milioni di tonnellate di rifiuti, principalmente rottami metallici provenienti da Germania e Francia destinati alle acciaierie nazionali, ed esporta 5,1 milioni di tonnellate, dirette soprattutto in Germania. A supporto della gestione dei rifiuti opera una rete di 10.563 impianti, con la Lombardia che si conferma la regione più attiva, ospitando quasi il 20% del totale (2.068 impianti).

Economia circolare: riciclo e innovazione guidano la transizione

I dati del Rapporto – afferma Maria Alessandra Gallone, Presidente ISPRA e SNPA –accanto alle criticità legate all’elevata produzione e alla non uniforme distribuzione del sistema impiantistico, confermano la solidità del percorso intrapreso dal nostro Paese verso un modello di economia sempre più circolare. L’aumento del recupero di materia complessivo, con importanti performance nel riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione, dimostrano come innovazione e corretta gestione dei rifiuti possano tradursi in risultati concreti per l’ambiente e per il sistema produttivo. Dobbiamo saper cogliere questi segnali positivi perché rappresentino uno stimolo a proseguire lungo la strada della prevenzione, del riutilizzo e del recupero delle risorse, rafforzando le filiere industriali e investendo nelle tecnologie e nelle competenze”.

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