Prevenire il rifiuto partendo dal depuratore

Dal magazine – edizione marzo/aprile 2026

Ripensare il fango non come scarto, ma come risorsa. È da questa visione che prende forma l’innovazione sviluppata da Agrosistemi, che ha brevettato un processo chimico in grado di trasformare i fanghi di linea dei depuratori in una nuova sostanza registrata REACH. La tecnologia, installata direttamente lungo la linea di trattamento, consente di convertire la biomassa in materia prima valorizzabile, offrendo un modello concreto e replicabile di economia circolare e aprendo alla produzione di fertilizzanti CE.

Da problema gestionale a opportunità industriale

Per utilities e gestori del servizio idrico integrato, la gestione dei fanghi rappresenta da sempre una delle principali criticità operative. Norme non più attuali, oneri di smaltimento elevati e complessità logistiche incidono in modo significativo sui costi e sulla sostenibilità complessiva del sistema. Nella maggior parte dei casi, il fango viene ancora trattato come un rifiuto da smaltire. Le più recenti innovazioni tecnologiche consentono però di intervenire prima che il fango diventi formalmente tale, valorizzando la biomassa direttamente all’interno dell’impianto di depurazione e anticipando la formazione del rifiuto 190805. È in questo spazio normativo e tecnico che si inserisce la soluzione proposta da Agrosistemi.

Il quadro normativo

L’articolo 127 del Testo Unico Ambientale stabilisce che il fango di linea di un depuratore municipale acquisisce lo status di rifiuto solo al termine del processo depurativo. Fino a quel momento è considerato biomassa in trattamento. Questa distinzione consente l’applicazione di tecnologie innovative senza la necessità di autorizzazioni specifiche, poiché l’intervento avviene prima della generazione del rifiuto. Si tratta di un approccio che si colloca al vertice della gerarchia europea dei rifiuti prevista dalla Direttiva 2008/98/CE, in quanto fondato sul principio di prevenzione. Non recupero a valle, quindi, ma trasformazione a monte: la materia organica viene convertita in risorsa prima ancora di assumere la qualifica di scarto.

Il processo: dalla biomassa alla nuova sostanza

Al centro della tecnologia vi è un processo chimico brevettato che porta alla sintesi di una nuova sostanza riconosciuta a livello europeo. La trasformazione si sviluppa attraverso tre fasi operative integrate.
La prima prevede un’ossidazione controllata di tipo Fenton-like, che modifica la struttura della materia organica e ne condiziona le caratteristiche chimiche. Segue una fase di idrolisi, durante la quale le macromolecole biologiche vengono rielaborate e convertite in composti più stabili e maggiormente biodisponibili. L’ultima fase consiste nella regolazione del pH, passaggio che favorisce la formazione di nuovi composti funzionali. Il prodotto finale è privo di emissioni odorose sgradevoli e igienicamente sicuro con una completa riduzione dei patogeni, che ne rende sicuro l’utilizzo.
La sostanza ottenuta è stata validata dalla European Chemicals Agency, registrata ai sensi del regolamento REACH e identificata da un numero EC univoco. Questo riconoscimento ufficiale la qualifica come nuova sostanza autonoma, consentendone l’impiego in diversi contesti industriali e l’utilizzo come Categoria di Materiali Costituente (CMC) per la produzione di fertilizzanti CE, secondo il Regolamento UE 2019/1009.

Applicazione modulare lungo la linea fanghi

Tra gli aspetti qualificanti della soluzione Agrosistemi vi è l’architettura modulare del sistema, concepita per inserirsi nel depuratore senza interventi strutturali rilevanti. I moduli vengono collocati lungo la linea fanghi e operano sulla biomassa prima della disidratazione, deviandola verso l’unità di processo dove l’immissione calibrata dei reagenti avvia le trasformazioni chimiche previste.
La conduzione dell’impianto è gestita da una piattaforma automatizzata che combina strumentazione di misura evoluta e logiche di controllo, permettendo la supervisione costante delle variabili operative. Una volta completato il trattamento, il flusso viene reindirizzato alle apparecchiature di disidratazione già presenti, mantenendo la continuità del ciclo e la coerenza con la configurazione esistente. L’impostazione modulare rende, inoltre, possibile dimensionare l’intervento in funzione delle caratteristiche specifiche del sito, garantendo adattabilità e flessibilità nella gestione.

I benefici per il sistema

La riconversione del fango di linea in una materia prima valorizzabile genera ricadute positive sotto molteplici profili. Sul versante gestionale ed economico, viene meno la necessità di smaltire i fanghi come rifiuto, con un alleggerimento significativo di una componente di costo storicamente elevata e caratterizzata da forte variabilità. Dal punto di vista ambientale, l’intervento si traduce in un’applicazione concreta del principio di prevenzione, poiché riduce a monte la produzione di rifiuti e abbassa l’impronta complessiva dell’impianto, rafforzando un modello operativo volto alla circolarità.
La sostanza ottenuta, in linea con l’impianto normativo europeo, trova impiego nella fertilizzazione sostenibile, apportando sostanza organica ai terreni e contribuendo alla mitigazione dei processi di desertificazione. Inoltre, la registrazione REACH e il riconoscimento come sostanza autonoma estendono le opportunità al mercato comunitario, creando le condizioni per una diffusione su scala europea e per la replicabilità del modello tecnologico in contesti diversi.

Verso il modello di biorefinery

La tecnologia sviluppata da Agrosistemi è oggi pienamente operativa su scala industriale e può essere implementata in impianti con configurazioni differenti. La possibilità di calibrare i parametri di processo in funzione delle caratteristiche specifiche della biomassa consente di mantenere risultati stabili nel tempo, assicurando al contempo un’elevata adattabilità alle diverse condizioni operative.
Letta in questa prospettiva, l’infrastruttura depurativa supera la funzione tradizionale di semplice impianto di trattamento e si configura come un polo territoriale capace di generare valore a partire dalle proprie matrici organiche, secondo un modello vicino a quello della biorefinery. In tale contesto, i fanghi non sono più considerati una criticità gestionale, ma diventano una risorsa da cui ottenere sostanze riutilizzabili e prodotti caratterizzati da un più elevato contenuto di valore.
Attraverso questa soluzione, Agrosistemi contribuisce a riconsiderare la funzione del depuratore nell’ambito della filiera ambientale. L’ottenimento di una nuova sostanza riconosciuta in ambito europeo e la sua applicazione diretta lungo la linea fanghi creano le condizioni per ulteriori integrazioni tecnologiche, ampliando in modo significativo le prospettive di valorizzazione.
La validazione da parte di ECHA e l’effettiva implementazione su scala industriale rafforzano il posizionamento della tecnologia come modello di riferimento nel settore, sia nella gestione avanzata dei depuratori sia nella produzione di fertilizzanti. La proposta dimostra come sia possibile coniugare performance impiantistica, tutela ambientale e sviluppo industriale all’interno di un approccio unitario e coerente.

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