15/07/2026
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PAI distrettuali AUBAC: strumenti per prevenzione, sicurezza e sviluppo dei territori

Si è svolto recentemente, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’incontro “PAI distrettuali AUBAC. Prevenzione, salvaguardie e attuazione”, dedicato alla presentazione dei nuovi Piani di Assetto Idrogeologico dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale: il PAI distrettuale idraulico e il PAI distrettuale frane. Si tratta di strumenti che individuano le aree esposte a rischio di alluvioni e di frane e stabiliscono le regole per l’uso del territorio in quelle aree.

Un unico quadro per la gestione del rischio idrogeologico

I nuovi PAI distrettuali rappresentano una svolta nella pianificazione del rischio idrogeologico dell’Appennino centrale, un territorio di oltre 42.000 chilometri quadrati che comprende sette Regioni, ventidue Province, 901 Comuni e circa nove milioni di abitanti. I due strumenti sostituiscono i nove PAI previgenti, elaborati in periodi diversi e caratterizzati da criteri conoscitivi, cartografici e normativi non omogenei, introducendo un quadro di riferimento unitario per l’intero distretto.
Il PAI distrettuale idraulico disciplina la gestione del rischio da alluvioni, definendo le fasce di pericolosità, il reticolo idrografico, le aree a rischio, gli interventi di mitigazione e il coordinamento con l’Autorità idraulica competente. Il PAI distrettuale frane regolamenta invece il rischio da dissesti geomorfologici, armonizzando i criteri di classificazione della pericolosità, la pianificazione delle aree interessate e le procedure di aggiornamento del quadro conoscitivo.
L’approvazione dei due Piani è il risultato di un articolato percorso tecnico e istituzionale avviato con l’adozione dei Progetti di Piano il 31 luglio 2025. L’iter ha incluso novanta giorni di consultazione pubblica, le conferenze programmatiche nelle sette Regioni del distretto, il confronto con le amministrazioni regionali e gli organismi tecnici competenti, fino al parere favorevole della Conferenza Operativa.

Dopo l'adozione, scattano le misure di salvaguardia

La presentazione dei due Piani segue la conclusione del relativo iter di adozione. Con le deliberazioni n. 67 e n. 68 del 26 maggio 2026, la Conferenza Istituzionale Permanente dell’Autorità ha adottato in via definitiva il PAI distrettuale per il rischio idraulico e il PAI distrettuale frane, insieme alle relative misure di salvaguardia. Gli avvisi di entrata in vigore sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale n. 127 del 4 giugno 2026, rendendo immediatamente efficaci le misure previste dall‘articolo 65, comma 7, del decreto legislativo n. 152/2006, nelle more dell’approvazione definitiva dei Piani con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.
Con l’entrata in vigore dei nuovi PAI si apre ora la fase di accompagnamento dei territori. L’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale (AUBAC) proseguirà il lavoro con Regioni, Comuni, amministrazioni competenti e soggetti tecnici per favorire l’applicazione delle nuove disposizioni, l’aggiornamento continuo dei quadri conoscitivi e il coordinamento tra pianificazione di bacino, governo del territorio, protezione civile, programmazione degli interventi e sviluppo sicuro e sostenibile del territorio.

Una nuova visione per governare il territorio

Con questi PAI non adottiamo soltanto due strumenti di pianificazione – afferma Marco Casini, Segretario generale AUBAC –. Mettiamo a disposizione del Paese e dei territori una base comune di conoscenza, regole e responsabilità per governare il rischio e orientare meglio lo sviluppo. Senza sicurezza non c’è sviluppo: un territorio fragile, esposto e non governato non può attrarre investimenti, non può garantire continuità alle infrastrutture e alle attività produttive, non può proteggere le comunità. Il punto non è soltanto stabilire nuove regole, ma avere finalmente un quadro distrettuale unitario, omogeneo e leggibile, capace di aiutare Regioni, Comuni, professionisti, operatori e cittadini a comprendere meglio dove il territorio è più fragile, quali trasformazioni sono compatibili, quali interventi devono essere programmati e quali scelte possono sostenere uno sviluppo più sicuro, ordinato e duraturo. Il PAI non è una carta dei vincoli, è un’infrastruttura pubblica di conoscenza, prevenzione e governo del territorio. Serve a orientare le scelte urbanistiche, rafforzare la protezione civile, sostenere la ricostruzione nei territori fragili, indirizzare la manutenzione del reticolo idraulico e definire le priorità degli interventi. Non è uno strumento contro lo sviluppo, ma una condizione per uno sviluppo più sicuro, più consapevole e più sostenibile“.

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