11/05/2026
Servizi a Rete

Nuova procedura d’infrazione Ue contro l’Italia: è sull’acqua potabile

Piove sul bagnato sul tema acqua in Italia. Alla già ricca collezione di procedure d’infrazione europee il nostro Paese ne aggiunge una nuova. La Commissione europea ha infatti deciso di avviare un’altra procedura di infrazione inviando una lettera di costituzione in mora all’Italia (INFR (2026)2038) per il non corretto recepimento della direttiva europea sull’acqua potabile, ovvero la direttiva Ue 2020/2184.

Proteggere la salute umana e l’ambiente

La norma, arrivata nel 2020, concludeva il processo di revisione della direttiva europea 98/83/Ce, con l’obiettivo di garantire un’acqua del rubinetto più pulita. Ciò grazie all’aggiornamento degli standard di qualità e a una maggior attenzione alla presenza dei cosiddetti inquinanti emergenti, ovvero sostanze potenzialmente nocive ma non ancora pienamente regolamentate. Rientrano in questa categoria, per esempio, le microplastiche e gli interferenti endocrini che alterano il regolare sviluppo del sistema ormonale. Le nuove regole si inseriscono nel quadro disegnato dalla Strategia dell’Unione Europea sulla resilienza idrica e, sottolinea la Commissione in un comunicato ufficiale a commento della procedura avviata contro Roma, «la piena attuazione delle prescrizioni Ue in materia di qualità dell’acqua è fondamentale per proteggere la salute umana e l’ambiente».

Le contestazioni all’Italia

Gli Stati membri erano tenuti a recepire nella legislazione nazionale la direttiva entro il 12 gennaio 2023. L’Italia ha provveduto, ma secondo la Commissione in modo lacunoso. Diverse sono infatti le criticità individuate nelle norme adottate nella Penisola. Tra le principali figurano:

  • la limitazione della portata della valutazione del rischio dei sistemi di distribuzione domestica;
  • il rinvio di alcuni obblighi;
  • la mancanza dell’obbligo di informare le persone vulnerabili sulle modalità di accesso all’acqua potabile;
  • l’uso troppo ampio delle deroghe ad alcune prescrizioni;
  • la mancanza di valori guida per gestire la presenza di residui di pesticidi non rilevanti nell’acqua potabile.

Due mesi per rimediare

Per tutti questi motivi la Commissione ha deciso l’invio della lettera di messa in mora al nostro governo, che ora ha ora due mesi di tempo per rispondere e porre rimedio alle carenze evidenziate. In assenza di una risposta soddisfacente, la Commissione potrà decidere di emettere un parere motivato e portare avanti il caso davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

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