Elena Gallo – Vicedirettrice della Direzione Investimenti e Sostenibilità Ambientale
(DISA), ARERA
La Direttiva UE 2024/3019 sulle acque reflue urbane introduce un profondo cambio di paradigma per il settore idrico, affiancando ai nuovi obiettivi di depurazione quelli di neutralità energetica degli impianti e di rimozione dei microinquinanti emergenti.
Entro il 2045 gli impianti ≥10.000 AE dovranno raggiungere la neutralità energetica attraverso l’impiego di energie rinnovabili e il recupero di energia. Parallelamente, la direttiva introduce il trattamento quaternario per la rimozione dei microinquinanti, inizialmente obbligatorio per gli impianti ≥150.000 AE e successivamente anche per quelli ≥10.000 AE in aree a rischio, tramite tecnologie avanzate ad elevato impatto economico ed energetico. Questo trasforma i depuratori in veri hub energetici e richiederà investimenti importanti, sia per la produzione e il recupero di energia, sia per i trattamenti avanzati per la rimozione dei microinquinanti che, peraltro, richiederanno anche un aumento dei costi operativi.
Per sostenere questa transizione, la direttiva rafforza il principio “chi inquina paga”, prevedendo che almeno l’80% dei costi dei trattamenti quaternari sia coperto dai produttori di farmaci e cosmetici. Tuttavia, il tema della sostenibilità tariffaria resterà centrale: gli investimenti richiesti saranno ingenti e potranno essere sostenuti solo attraverso una pianificazione di lungo periodo e adeguati strumenti finanziari.
In questo scenario, il ruolo della regolazione sarà decisivo. Sarà infatti la regolazione a dover accompagnare concretamente la transizione, definendo criteri equi di ripartizione dei costi e meccanismi tariffari capaci di conciliare tutela ambientale, sostenibilità economica del servizio e protezione degli utenti finali.