Dal magazine – edizione novembre/dicembre 2025
Il tema degli indicatori di performance per la gestione delle perdite idriche reali o fisiche è di grande rilievo per la spesa pubblica, nonché per dimostrare all’Europa che i fondi, oggi del PNRR, hanno raggiunto gli obiettivi di efficienza ovvero di qualità tecnica. Infatti, la loro finalità principale è il supporto alla decisione per indirizzare nel modo più efficiente la spesa pubblica e, quindi, considerarla veramente di “qualità”.
Nel testo, riprendendo i contenuti di lavori scientifici (Giustolisi et al. 2024 a; b) e anche articoli riportati da diversi anni ad oggi nella rivista tecnica Servizi a Rete, si tratterà il problema guardando alle perdite reali o fisiche, poiché esse sono la componente più importante per il conseguimento della sostenibilità economico-sociale della gestione degli acquedotti, che si ricorda essere un asset pubblico soggetto al naturale deterioramento.
Preventivamente, è necessario richiamare il fatto che le perdite idriche reali o fisiche, che nel prosieguo del testo denomineremo perdite, sono un fenomeno determinato da leggi dell’idraulica dei sistemi acquedottistici, che sono ben note e chiare ai tecnici. Tale circostanza non può essere trascurata o non compresa a fondo, peggio ignorata, a favore di elaborazioni statistiche puramente descrittive o suggestioni empiriche non dimostrabili.
Nel seguito si trattano gli indicatori lineare e percentuale delle perdite, M1a e M1b, rispettivamente (dei quali si considera solo la componente di perdite reali rispetto alle definizioni ARERA per il motivo appena esposto). Si anticipa che per l’indicatore M1b si riporteranno i problemi insormontabili che dovrebbero dissuaderne l’adozione laddove la finalità tecnica sia veramente quella di perseguire la qualità dell’azione.
È ormai ampiamente noto che M1b può essere relazionato (Giustolisi et al. 2024 a; b) a M1a definendo la densità di consumo D che può essere espressa in coerenza con le unità di misura di M1a in volume giornaliero per km di acquedotto. È importante chiarire che la relazione non è fenomenologica, ma semplicemente matematica fra i due indicatori, M1a e M1b, ricorrendo ai consumi D. Si specifica, inoltre, che:
- M1a è un volume normalizzato alla lunghezza delle tubazioni (connessioni alle proprietà comprese) e non altra variabile, poiché le perdite sono generate dal naturale deterioramento degli acquedotti.
- M1a è il miglior proxy possibile normalizzato delle perdite e non dipende dai consumi d’utenza, ovvero D, a meno che non si consideri la variazione dello stato pressorio di un acquedotto con le condizioni al contorno quali i consumi. Nella realtà pratica i consumi hanno un’influenza sulle perdite ben minore del 10 %, salvo i casi particolari di centri turistici con variazione stagionale del consumo d’utenza molto elevata. Quanto sopra è legato alla condizione generale di sovradimensionamento della capacità idraulica dei sistemi acquedottistici rispetto alle esigenze di consumo.
- D è normalizzato alla lunghezza delle tubazioni perché queste consentono il servizio all’utenza e per poter dividere in modo coerente le due componenti principali di immesso ai sistemi acquedottistici, ossia perdite e consumi d’utenza.
- Un gestore si muove approssimativamente lungo le curve di “livello” D, salvo oscillazioni per riduzione o aumento di consumi. L’adozione di politiche di riduzione degli sprechi nel consumo diminuisce il livello di D.
- M1a è definito da variabili di natura fisica e non stocastica.
Gli indicatori di performance per la gestione delle perdite devono essere utili alla comparazione fra sistemi e ad indirizzare verso azioni efficienti ovvero alla qualità tecnica (Giustolisi et al., 2024 a; b). Per conseguire il risultato, essi devono avere una struttura che si colleghi alla fisica del fenomeno idraulico delle perdite e devono essere scalabili.