26/05/2026
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Le prospettive di sviluppo del biometano dopo il 2026

Dal magazine – edizione marzo/aprile 2026

La riduzione della dipendenza dalle importazioni di gas naturale dalla Russia, i prezzi elevati dell’energia, la crisi climatica e le tensioni geopolitiche sono solo alcune delle emergenze che l’Europa è stata costretta ad affrontare negli ultimi anni, ma rappresentano elementi importantissimi per il mantenimento e lo sviluppo del benessere sociale del continente europeo. Una delle soluzioni più efficaci individuate dall’UE è stata proprio l’incremento di produzione di biometano sostenibile: il gas rinnovabile più economico e più rapidamente scalabile tra quelli oggi disponibili. Per aumentare rapidamente la produzione e l’uso del biometano, nel piano REPowerEU, la Commissione europea ha posto l’obiettivo di aumentare la produzione e l’utilizzo annuale di biometano nell’UE a 35 miliardi di metri cubi entro il 2030, con la necessità di intervenire a livello delle politiche di sostegno per il raggiungimento dell’obiettivo. Obiettivo che consentirebbe di sostituire il 20% delle importazioni di gas naturale dalla Russia nell’UE (ai livelli del 2021), di diminuire l‘esposizione dell’UE alla volatilità dei prezzi del gas, offrendo una fornitura stabile di gas europeo, e di ridurre le emissioni di gas serra dell’UE, soprattutto se il gas sarà prodotto in modo sostenibile da fonti di biomassa, residui e rifiuti organici.

I numeri del biometano oggi in Italia

In questo contesto, l’Italia è stato uno dei Paesi europei che ha dimostrato maggiore reattività nello sviluppo della progettualità della produzione di biometano, percorrendo una strada virtuosa verso la decarbonizzazione. Lo sviluppo predominante del biometano nel nostro Paese viene dal settore agricolo e dalla conversione di impianti biogas già esistenti, come testimoniano i numeri del GSE aggiornati a metà novembre 2025 in base agli esiti delle cinque procedure competitive del DM 15/09/2022. Sono 551 gli impianti biometano a bando, 25 dei quali entrati già in esercizio: 523 sono impianti agricoli (317 riconversioni da biogas e 206 greenfield di nuova costruzione) e 28 impianti a FORSU – Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano (2 riconversioni e 26 nuove costruzioni).
La producibilità attesa complessiva è di 2,08 miliardi di Smc di biometano all’anno, pari al 90% della producibilità annua necessaria per raggiungere il target M2C-4 del PNRR (almeno 2,3 miliardi di metri cubi). Sempre in base agli esiti dei bandi, la capacità di produzione complessiva prevista è di 236.885,8 Smc/h, pari al 92,4% del contingente totale messo a disposizione di 257.000 Smc/h. Ad oggi, il GSE avrebbe ricevuto 280 comunicazioni di avvio lavori (inclusi i 25 impianti già in esercizio), per una capacità complessiva di 115.905,55 Smc/h e una producibilità attesa annua di 1,01 miliardi di Smc (44% del target M2C2-4 del PNRR). Le categorie di intervento riguardano 5 nuovi impianti a rifiuti organici (2%), 81 nuovi impianti agricoli (29%) e 194 impianti biogas agricoli che riconvertono a biometano (69%): dato, quest’ultimo, che dimostra come il processo di conversione degli impianti da biogas a biometano stia funzionando.
Se, al DM 2022, aggiungiamo il DM 02/03/2018, attivato fuori dal perimetro PNRR e dedicato all’incentivazione del biometano nel settore dei trasporti, abbiamo 670 impianti in via di costruzione complessivamente ammessi agli incentivi, per una capacità produttiva potenziale pari a 2,7 miliardi di Smc. Il settore agricolo sta dimostrando, quindi, un’enorme reattività. Il dato impressionante è che la produzione incentivata è aumentata di 7 volte tra il 2019 e il 2024, incremento in ascesa anche nel 2025, con una produzione stimata pari a 407 milioni di Smc, e soprattutto a partire dal 2026, quando ci si attende che entrerà in esercizio molti degli impianti del DM 2022.

Fattori e misure che aiutano la crescita del settore

Ci sono una serie di elementi che stanno aiutando questo sviluppo nel nostro Paese. In primis, la presenza di provvedimenti ponte, come il meccanismo dei Prezzi Minimi Garantiti, che uniscono i diversi regimi e danno sicurezza ai produttori, soprattutto nella fase di passaggio dal biogas al biometano, garantendo la continuità della produzione. Un ingrediente altrettanto importante per l’avvio delle iniziative è anche la possibilità effettiva di connessione alla rete, che richiede azioni coordinate e di dialogo con i gestori di rete. Infine, il mercato e la richiesta di biometano, soprattutto dai settori hard to abate che cercano soluzioni di decarbonizzazione proprio nei gas rinnovabili già disponibili, rappresentano una spinta importante per lo sviluppo del settore. Il rapporto tra produzione e consumo si sta dimostrando uno degli stimoli più efficaci nel processo di decarbonizzazione: si produce biometano perché questo rappresenta un’opportunità effettiva e immediata per la decarbonizzazione di particolari settori negli usi finali. L’ottica è quella di allocare le risorse dove possono essere meglio valorizzate.
Particolarmente importante in questo senso è stato l’art. 5bis del Decreto-legge Agricoltura del 2024, che ha offerto la possibilità di sviluppare accordi di compravendita tra produttore e consumatore, rendendo questo mercato vivace ed essenziale per certe tipologie di consumatori. Vi è da credere che questo modello possa costituire un elemento importante per l’ulteriore sviluppo del biometano a valle della spinta iniziale conferita dal PNRR.
Nel processo di sviluppo, è stato fondamentale l’intervento di rimodulazione del PNRR. Di recente, Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera definitivo alla revisione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza presentata dall’Italia, che prevede la riallocazione di 2,2 miliardi di euro previsti per la misura M2C2-5 Investimento 1.4 (Sviluppo biometano) in uno strumento finanziario gestito dal GSE. L’intento è quello di semplificare il processo gestionale attraverso il GSE e, soprattutto, di permettere una maggiore flessibilità nelle tempistiche di realizzazione degli investimenti, riducendo il rischio di mancato raggiungimento del target. Questo provvedimento darà la possibilità a tutte le iniziative a bando di sottoscrivere una convenzione di sovvenzione con il GSE entro il 30 giugno 2026 e di concludere i lavori anche successivamente al 30 giugno 2026, stabilendo un nuovo limite per l’entrata in esercizio degli impianti di 24 mesi dalla definizione degli adempimenti previsti. La misura consentirà anche di dare continuità alla traiettoria di sviluppo da qui a quando cominceranno a esplicarsi gli effetti del nuovo regime di sostegno al di fuori del PNRR. Il GSE sta definendo apposite regole operative per l’attuazione della misura.

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