06/06/2016
Servizi a Rete

La voragine di Firenze e il sottosuolo dimenticato


Saranno i tecnici incaricati dalla Procura, che ha aperto un’indagine per crollo colposo, a pronunciare le parole definitive sulle cause che la mattina del 25 maggio hanno portato all’apertura di una voragine sul Lungarno Torrigiani a Firenze. Il cedimento del terreno è avvenuto in prossimità dell’argine nel tratto tra Ponte Vecchio e Ponte alle Grazie, dove si è formato un cratere lungo circa 200 metri per 7 di larghezza, con una profondità massima intorno ai 3 metri nel quale sono sprofondate alcune automobili.
Secondo le prime ricostruzioni, il crollo si è verificato a causa della rottura di una tubatura dell’acqua. Nella notte precedente il disastro, alcuni abitanti sul Lungarno avevano segnalato ai vigili urbani la presenza di acqua in strada. Publiacqua, che gestisce l’acquedotto, aveva rilevato nella zona un calo di pressione dovuto a una probabile perdita e aveva inviato una squadra per intervenire. I tecnici hanno lavorato fino alle 3.20 circa, individuando una falla in un tubo da 40 centimetri di diametro – che è stata chiusa – deviando il flusso dalla tubatura per evitare che la pressione dell’acqua, che intanto avevano formato una buca di alcune decine di centimetri sulla carreggiata, portasse a nuove perdite. Intorno alle 6.15 è stato rilevato un nuovo calo di pressione nella zona dai sistemi di Publiacqua, dovuto alla rottura di un altro tubo che, in pochi minuti, ha portato alla formazione della grande voragine.
Resta da comprendere, dunque, che cosa abbia causato la nuova perdita, ed è proprio su questo punto che si stanno concentrando le indagini. Secondo alcune ipotesi, la chiusura del tubo danneggiato avrebbe portato a un carico di pressione eccessivo sulle tubature adiacenti, in particolare in un vecchio tubo molto più grande, dal diametro di 70 centimetri. Le nuove perdite avrebbero inzuppato il suolo tra la carreggiata del Lungarno e la spalletta dell’argine, in un punto dove passa una vecchia struttura fognaria in disuso nella quale si sarebbero riversati acqua e fango, creando il vuoto sotto la strada che, col peso delle automobili ha infine ceduto.
Diversa la ricostruzione proposta invece da Publiacqua, secondo la quale sarebbe stato uno smottamento del fiume a provocare la rottura del tubo.
Al di là delle responsabilità, che spetta ad altri individuare, l’increscioso incidente è solo l’ultimo esempio di un atteggiamento purtroppo molto diffuso nel Paese: la storica trascuratezza del sottosuolo, in primo luogo delle reti fognarie e idriche, nel quale non vengono attuati degli interventi per risanare situazioni al limite, salvo poi intervenire a giochi fatti, quando il danno diventa evidente ed eclatante, con costi maggiori per la sua riparazione. Nel caso specifico, le tubature interessate dal guasto risalgono agli anni Cinquanta e la loro sostituzione era in programma per il 2017-2018.
La vetustà delle condotte è un problema che riguarda molte città italiane. Gli interventi di manutenzione, però, hanno un costo e non ci sono le risorse per effettuarli. L’Italia è infatti uno dei Paesi che investe meno in Europa nelle sue infrastrutture idriche, anche a causa delle bollette molto basse, che lasciano poche risorse per le opere di ammodernamento di cui ci sarebbe bisogno. Un problema ben noto agli addetti ai lavori. L’unica speranza è che il disastro che ha ferito una delle città più belle del mondo contribuisca a una maggiore presa di coscienza del problema.

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