La Regione Toscana guarda al recupero di litio dalle brine geotermiche

Valutare le possibilità di recupero del litio dalle brine geotermiche, nell’ambito di una strategia di economia circolare, è stato il focus di un seminario con tecnici ed esperti del settore organizzato da Arpat, a Firenze, nella sede della Presidenza della Regione Toscana.

Il contesto globale

In un periodo storico caratterizzato da una crescente domanda e da un’offerta limitata di materie prime critiche, l’Europa e l’Italia si trovano di fronte alla necessità di diversificare e rendere più sostenibili le fonti di approvvigionamento. Tra queste risorse, il litio riveste un ruolo fondamentale per la transizione energetica, in particolare per la produzione di batterie per veicoli elettrici e sistemi di accumulo energetico. Il Regolamento Ue 2024/1252 ha riconosciuto il litio come materia prima critica, evidenziando l’urgenza di sviluppare fonti interne alternative. A supporto di questa transizione, l’Italia ha introdotto il Decreto-legge 84/2024, che definisce un quadro normativo per accelerare lo sviluppo di progetti legati all’estrazione, trasformazione o riciclo delle Critical Raw Materials. Questo prevede procedure semplificate e stabilisce requisiti di sostenibilità ambientale e sociale, basati su criteri riconosciuti dall’Unfc, il sistema di classificazione delle Nazioni Unite.

Gli scarti della geotermia come soluzione

Le brine geotermiche rappresentano una risorsa ancora poco riconosciuta e sfruttata, ma estremamente promettente per l’estrazione di litio. In Europa sono già state identificate diverse aree ad alto potenziale, tra cui la Upper Rhine Valley in Germania e, in Italia, alcune zone della Toscana e del Lazio. La valorizzazione delle risorse geotermiche per l’estrazione del litio si inserisce perfettamente in una visione di economia circolare: un modello in cui i processi produttivi permettono il massimo del recupero di materiali anche dagli scarti di produzione.

Il rilancio di un'attività di economia circolare

Arpat – ha spiegato il presidente Eugenio Gianista lavorando ad uno studio per comprendere se è possibile ottenere del litio, materia critica e strategica per la transizione green, dai fluidi del processo geotermico, nei quali è presente in quantità non trascurabile. Di questa eventualità si è già parlato anche con Enel Green Power, durante l’anno che ha condotto al nuovo accordo per il rinnovo delle concessioni geotermiche. Visto che gli studi dimostrano la presenza di materiali rari nei fluidi geotermici presenti nel sottosuolo, abbiamo incaricato Arpat di studiare la possibilità e l’impatto di un loro eventuale recupero. Questo significherebbe il rilancio di un’attività di economia circolare non impattante sul territorio”.

Recuperare materie prime dagli scarti

Il litio – aggiunge l’assessora regionale all’ambiente ed all’economia circolare Monia Monnirappresenta una risorsa essenziale per l’economia moderna, il cui approvvigionamento è difficile o rischioso. Si tratta di una materia prima critica strategica per settori come l’elettronica e le infrastrutture digitali e, data la sua scarsità, c’è addirittura chi parla di riattivare vecchie miniere situate in territori di pregio. Come Regione Toscana, invece, stiamo valutando la possibilità di recuperare il litio dagli scarti del processo di sfruttamento di dell’energia geotermica, cioè di attuare il concetto chiave dell’economia circolare. I fluidi geotermici contengono litio, questo è un fatto. Noi vogliamo capire se e come è possibile recuperarlo e rimetterlo sul mercato. Per fare questo ci affidiamo al nostro braccio tecnico-scientifico, Arpat e alla società Ricerca Sistema Energetico (R.S.E. SpA), controllata dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE)”.

Individuare di flussi di rifiuti ad alto contenuto di litio

Secondo le stime dell’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) – ha affermato Pietro Rubellini, direttore di Arpat – la richiesta di litio è cresciuta del 30% e dal 2029 l’estrazione mineraria non sarà più sufficiente a coprire la domanda. Inoltre, dal punto di vista ambientale gli scavi sono altamente impattanti e la capacità estrattiva del litio incontra limiti tecnologici oggettivi, pertanto, bisogna far ricorso all’economia circolare e mettere in atto strategie finalizzate all’individuazione di flussi di rifiuti industriali e urbani ad elevato contenuto di litio. Il ruolo di Arpat è quello di definire le pratiche corrette e i flussi rispetto a questo tipo di attività. E tra queste vi rientra la possibilità di estrarre litio dalle brine geotermiche di scarto, derivanti dalle attività di sfruttamento dell’energia geotermica“.

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