26/02/2025
Servizi a Rete

IRETI: progetto “reverse-flow” di Reggio Emilia Migliolungo

IRETI ha avviato presso la centrale di Reggio Emilia Migliolungo un impianto sperimentale che, attraverso una tecnologia bi-direzionale innovativa (reverse-flow), recupera e riutilizza il biometano in eccesso prodotto localmente, comprimendolo e reimmettendolo nella rete nazionale, invece di eliminarlo attraverso la combustione durante i periodi di bassa domanda.

Gestione strategica del flusso di gas

L’impianto, realizzato grazie ad un finanziamento di ARERA, rappresenta un “progetto pilota” che attraverso una tecnologia di reverse flow regola e ottimizza il flusso di gas, garantendo un utilizzo più intelligente delle risorse e massimizzando l’efficienza della rete. Il suo avanzato sistema di compressione, infatti, regola e ottimizza il flusso di gas, migliorando la stabilità della rete e garantendo una gestione più intelligente dell’energia.

Verso una distribuzione bidirezionale

Questo processo inoltre riduce gli sprechi e contribuisce a minimizzare l’impatto ambientale, garantendo una gestione continua ed ottimizzata delle risorse. Si tratta di un cambiamento rispetto al tradizionale sistema gerarchico, che si basa su pochi e grandi centri di immissione e produzione (gasdotti e rigassificatori), con una distribuzione unidirezionale verso le reti. Il nuovo approccio, che favorisce una rete decentrata di produttori di biometano, collegherà direttamente le piccole realtà locali alle reti di distribuzione, rafforzando la sicurezza degli approvvigionamenti energetici.

La verifica delle tecnologie impiegate

Con la sperimentazione di questo impianto, IRETI S.p.A. e IRETI Gas S.p.A. stanno ponendo le basi per una transizione energetica più flessibile e sostenibile. Le attività preliminari di sperimentazione, che includono sia componenti software che hardware, sono già state avviate ed il sistema raggiungerà la piena operatività tra qualche settimana, con il collegamento alla rete di trasporto. La fase di sperimentazione, che avrà una durata di due anni, consentirà di testare le tecnologie impiegate, con l’obiettivo di ottimizzare ulteriormente il funzionamento dell’impianto e la sua integrazione con la rete energetica nazionale.

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