30/09/2026
Servizi a Rete

Il servizio idrico italiano tra accelerazione degli investimenti e sfide strutturali

Dal magazine – edizione luglio/agosto 2026

Il sistema idrico italiano si trova oggi in una fase di trasformazione profonda, sospeso tra il consolidamento di una crescente capacità industriale e la necessità di affrontare criticità storiche che ne condizionano ancora efficienza, omogeneità territoriale e sostenibilità nel lungo periodo. È questa, in sintesi, la fotografia che emerge dal Blue Book 2026, il rapporto curato dalla Fondazione Utilitatis e promosso da Utilitalia, realizzato con il contributo di numerosi enti di ricerca e istituzioni tecniche nazionali.
Il volume restituisce l’immagine di un settore sempre più centrale nelle politiche pubbliche italiane, chiamato a rispondere contemporaneamente a sfide ambientali, infrastrutturali e regolatorie di crescente complessità. L’acqua, da tema tecnico e gestionale, diventa sempre più una leva strategica per la resilienza dei territori e per la competitività economica del Paese. Uno degli elementi principali messi in evidenza dal rapporto riguarda l’andamento degli investimenti nel comparto. Negli ultimi anni si è registrata una crescita significativa della spesa destinata al servizio idrico integrato, con una media che, nel periodo 2021-2028, si attesta intorno ai 90 euro per abitante ogni anno.

Questo incremento non è stato lineare, ma ha conosciuto una forte accelerazione nel biennio 2025-2026, trainato dall’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Le risorse straordinarie hanno rappresentato un punto di svolta, permettendo di aumentare il volume complessivo degli interventi e, soprattutto, di rafforzare la capacità del sistema di progettare, programmare ed eseguire opere infrastrutturali.
Un aspetto cruciale non riguarda solo la disponibilità dei fondi, ma la loro effettiva trasformazione in opere realizzate. Storicamente, infatti, il settore idrico italiano ha mostrato difficoltà non tanto nella programmazione degli investimenti quanto nella loro concreta attuazione. In questo senso, il ciclo del PNRR ha funzionato come banco di prova, contribuendo a migliorare procedure, competenze amministrative e capacità organizzative dei gestori.

Guardando al periodo successivo alla fase più intensa del PNRR, si prevede una fisiologica riduzione del livello complessivo degli investimenti, stimata attorno al 10% rispetto ai picchi raggiunti negli anni centrali del piano. Tuttavia, questo rallentamento non rappresenta un arretramento strutturale. Anzi, il dato più significativo è che anche nella fase post-straordinaria il livello degli investimenti rimarrà stabilmente superiore rispetto al periodo precedente (il 2021) con un incremento stimato di circa il 21%. Si tratta di un segnale importante: il settore sembra aver superato una condizione di sotto-investimento cronico, avviandosi verso una nuova normalità caratterizzata da una maggiore continuità di spesa e pianificazione. In altri termini, il PNRR non ha soltanto rappresentato un’iniezione temporanea di risorse, ma ha contribuito a innescare un cambiamento più profondo nella capacità industriale del comparto.

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