Dal magazine – edizione marzo/aprile 2026
Publiacqua è il principale gestore del SII della Toscana e uno più importanti a livello nazionale. Gestisce il Servizio idrico integrato per 46 comuni e circa 1,3 milioni di abitanti nelle Province di Firenze, Prato, Pistoia e una parte di Arezzo. In Toscana sono presenti altri sei gestori del SII che operano nelle diverse aree territoriali della Regione, organizzate nelle conferenze territoriali dell’Autorità Idrica Toscana (AIT): Acquedotto del Fiora, ASA, GAIA, GEAL, Nuove Acque e Acque S.p.A.; insieme servono una popolazione di tre milioni e mezzo di abitanti. Sul numero di marzo/aprile della rivista abbiamo intervistato il presidente di Publiacqua, Nicola Perini.
Quali sono le caratteristiche del territorio servito e in che modo influenzano l’attività di gestione del servizio idrico?
Nel territorio gestito da Publiacqua su quattro province insiste anche l’area metropolitana Firenze-Prato-Pistoia che conta oltre 1 milione di abitanti (circa il 27% della Toscana) con una densità di oltre 280 abitanti per km2. I restanti circa 300 mila abitanti serviti sono sparsi su un territorio vasto, composto anche da zone collinari e montane; qui sono presenti importanti bacini idrografici, tra cui il tratto centrale dell’Arno, e una ricca presenza di corsi d’acqua, falde e sorgenti. Publiacqua gestisce oltre 1.400 fonti di approvvigionamento, circa 100 impianti di potabilizzazione, 7.000 km di rete, più 120 impianti di depurazione e circa 3.800 km di rete fognaria, in aggiunta a tutti i serbatori e impianti di sollevamento sia nel comparto fognario/ depurativo sia acquedottistico.
A quanto ammontano gli investimenti previsti nei prossimi anni e su cosa si concentrano?
Nei prossimi quattro anni la previsione di investimento è superiore ai 680 milioni di euro: l’impegno sarà concentrato sul settore idrico, dove continuerà la sostituzione massiva delle reti vetuste, e sul progetto dello smart metering in tutti i comuni gestiti. Importanti saranno gli interventi cofinanziati dal Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza del settore idrico (PNIISSI), come quelli per l’incremento della resilienza idrica con il nuovo invaso di Gello (PT), per l’adeguamento e l’incremento della sicurezza dei sistemi di adduzione dell’Anconella, il nostro principale impianto di potabilizzazione. Nel 2026 si completeranno tutte le opere relative all’Accordo di Programma regionale degli agglomerati sotto i duemila a.e. per il risanamento delle reti fognarie e il potenziamento del sistema depurativo. Entro quest’anno sarà inoltre completato e avviato l’impianto di essiccamento fanghi da depurazione civile, un intervento da circa 8,5 milioni di euro.
Il riuso delle acque reflue è ormai una necessità. Voi quali attività state svolgendo in quest’ambito?
Publiacqua è subentrata nella gestione del servizio di depurazione di GIDA, che utilizza, tra gli altri, gli impianti di affinamento dell’acqua in uscita dal depuratore di Baciacavallo a Prato per il riuso industriale. Parliamo di circa tre milioni di m3 di acqua all’anno che vengono riutilizzati risparmiando la risorsa primaria. Sicuramente il tema del riuso per diversi scopi, come industriale o irriguo, sarà al centro dei piani di intervento in fase di sviluppo, anche in considerazione dell’attenzione richiesta da Arera.
Quali attività prevedono il Focus Amianto e il Focus PFAS?
Publiacqua è sempre stata molto attiva nel garantire la qualità dell’acqua erogata e di quella restituita all’ambiente; su tutto il territorio viene effettuato un monitoraggio attento dei contaminati di diversa natura. Per l’amianto in acqua potabile, benché non vi siano limiti di legge né evidenze di impatto sulla salute, vengono effettuati da anni controlli periodici sulle reti con tratti di tubazione in cemento amianto, le cui fibre sono assenti nella maggior parte dei casi, con sporadiche presenze in concentrazioni non rilevanti e non pericolose per la salute. Per i PFAS Publiacqua ha iniziato i controlli di routine già nel 2023 completando, ben prima della scadenza normativa, la mappatura del territorio. Sulla base dei dati emersi sono state avviate attività di monitoraggio aggiuntivo, ma anche in questo caso non si evidenziano criticità particolari sul nostro territorio.