18/01/2023
Servizi a Rete

CAFC: grandi investimenti per il biennio 2022-2023

Aumentare l’efficienza delle reti idriche e del sistema di raccolta e trattamento delle acque reflue. Su questi obiettivi si è focalizzata l’attività di CAFC, il gestore idrico della provincia di Udine, nell’anno appena passato e continuerà a focalizzarsi anche in quello in corso.

Per supportare tale impegno l’azienda lo scorso anno ha realizzato investimenti per 24 milioni di euro. Quelli programmati per quest’anno ammontano a 25 milioni. Per quanto riguarda il 2022, CAFC ha investito 

  • 8,3 milioni di euro nei servizi di acquedotto
  • 9,5 milioni in quelli di fognatura
  • 6,8 nella depurazione.

 

Migliorare gli standard di qualità tecnica

Gran parte delle risorse sono state dedicate ad attività finalizzate a migliorare le performance per ciò che riguarda gli standard di qualità tecnica del servizio idrico fissati da ARERA. Andando un po’ più nel dettaglio, per il comparto acquedotto 9 milioni sono stati spesi per interventi di miglioramento delle condizioni fisiche degli impianti di adduzione e delle reti di distribuzione. L’obiettivo era di ridurre le perdite idriche e le interruzioni di servizio.

Nel campo fognature, l’azienda ha investito 4,3 milioni, parte dei quali per migliorare le condizioni delle reti e il loro dimensionamento e parte per estendere l’infrastruttura di raccolta e collettamento dei reflui in agglomerati con più di 2.000 abitanti equivalenti.

Infine, 4,6 milioni sono andati ad attività finalizzate a migliorare l’efficienza economica e funzionale degli impianti di depurazione.

 

Gli obiettivi per l’anno in corso

Le attività di miglioramento ed efficientamento delle infrastrutture proseguiranno anche quest’anno. I principali target che l’azienda si è posta riguardano l’ulteriore riduzione delle perdite di rete, anche grazie a una massiccia attività di digitalizzazione. L’incremento della capacità di depurazione delle acque reflue e del riutilizzo delle acque depurate, in sinergia con industria e Consorzi di bonifica.

 

Attenzione ai territori di montagna

Negli investimenti programmati per il biennio 2022-2023 particolare attenzione è stata rivolta ai territori di montagna, che necessitano di importanti interventi sia sulla parte idriche sia su fognature e depurazione. Nel 2022 sono stati spesi oltre 6 milioni di euro e altrettanti sono stati programmati per quest’anno. Le principali azioni attuate nei territori della montagna riguardavano la riduzione delle perdite dagli acquedotti nei fondovalle più abitati, in primo luogo Tolmezzo e Tarvisio, e nelle zone turistiche.

A questo si aggiungono:

  • il revamping del sistema idrico di Sappada
  • l’efficientamento del depuratore di Tolmezzo
  • l’installazione dei contatori,
  • il revamping dei sistemi acquedotto pluri-comunali della Valle del But, Seazza, Chialada.

 

Superare il gap tecnologico

Quelle di montagna sono infatti aree che scontano un grave ritardo, in particolare nell’aggiornamento tecnologico degli impianti. Al riguardo, l’azienda, insieme al servizio della Montagna della Regione Friuli-Venezia Giulia sta valutando un progetto pilota per i piccoli acquedotti montani. Questo progetto consentirebbe di sperimentare nuove tecnologie per una gestione più efficiente ed efficace del servizio, con un budget di spesa di quasi 2,4 milioni di euro.

 

Carbon free entro il 2027

Oltre a migliorare gestione e qualità del servizio, altro grande tema sul quale CAFC ha concentrato gli sforzi è la progressiva riduzione degli sprechi delle risorse naturali e l’abbattimento dei consumi energetici. L’obiettivo è una gestione sempre più virtuosa e sostenibile del ciclo idrico. A questo scopo, già dal 2019 l’azienda copre il proprio fabbisogno di energia elettrica con sole fonti rinnovabili e dallo stesso anno contabilizza l’impronta carbonica delle sue attività. 

Sempre in ambito ambientale un importante target fissato da CAFC è il raggiungimento della completa neutralità carbonica entro il 2027. Obiettivo che intende realizzare attraverso la riduzione del 30% delle emissioni di CO2 direttamente connesse alla propria attività, del 16% di quelle indirette e con un’attività di compensazione con acquisto di crediti di carbonio da enti certificati, come il Consorzio dei Boschi Carnici.

 

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