13/05/2026
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Biometano: la Ue chiede più investimenti per raggiungere i target al 2030

Accelerare la produzione di biogas e biometano per diminuire l’uso dei combustibili fossili e limitare la dipendenza energetica dall’estero: sono questi gli obiettivi di AccelerateEU, la nuova strategia europea pensata per sostenere famiglie e imprese, soprattutto quelle più esposte ai rincari energetici, favorendo al tempo stesso la transizione verso una maggiore autonomia energetica. L’Unione europea chiede agli Stati membri uno sforzo non solo ambientale, ma anche economico e strategico, puntando sullo sviluppo dei gas rinnovabili ottenuti dal recupero di rifiuti organici e residui agricoli. Biogas e biometano, infatti, possono contribuire in modo significativo a sostituire i combustibili fossili importati, in particolare nei comparti dove l’elettrificazione dei consumi risulta più complessa.

In Italia necessario un rilancio degli investimenti

Su questo fronte, il nostro Paese attende un nuovo ciclo di incentivi, attualmente allo studio del MASE, con l’obiettivo di dare continuità al sistema di sostegno avviato nel 2018 e rafforzato nel 2022 grazie alle risorse del PNRR. Secondo le stime del GSE, la capacità produttiva già disponibile sarebbe pari a circa 800 milioni di metri cubi annui, mentre un’analisi di The European House Ambrosetti stima che gli incentivi introdotti nel 2018 e nel 2022 possano portare la produzione di biometano da rifiuti organici e residui agricoli a 2,6 miliardi di metri cubi. Un valore che rappresenta circa la metà del target di 5,7 miliardi di metri cubi previsto dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima. Per colmare il divario restante, secondo TEHA Group sarà necessario avviare una nuova fase di crescita del comparto, basata sia sulla riconversione degli impianti esistenti sia sulla costruzione di nuove strutture produttive. Il piano richiederebbe ulteriori risorse per 16,5 miliardi di euro, portando il valore complessivo destinato al settore a 24,4 miliardi entro il 2030.

Biometano, leva per sicurezza e competitività industriale

In un contesto del genere, sottolinea lo studio, il biometano emerge come una soluzione non solo dal punto di vista climatico, ma anche sotto il profilo industriale ed energetico. Un aspetto strategico per un’Italia che soddisfa con il gas naturale (soprattutto d’importazione) una quota compresa tra il 35% e il 40% dei consumi energetici finali e fino al 50% della produzione elettrica. Il raggiungimento dei target PNIEC, secondo TEHA, permetterebbe alla produzione nazionale di coprire tra il 20% e il 25% del fabbisogno di gas delle industrie hard-to-abate, riducendo così la dipendenza dall’estero e l’esposizione delle imprese alla volatilità dei mercati. A ciò si aggiungerebbe un risparmio di circa 840 milioni di euro sui costi legati all’acquisto delle quote di CO2 previste dal sistema ETS. Oltre a sostenere la decarbonizzazione del sistema energetico, il biometano potrebbe quindi rappresentare per l’industria anche uno strumento di contenimento dei costi produttivi e di protezione dalle oscillazioni del prezzo del gas, rafforzando sicurezza energetica e competitività.

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