15/01/2026
Servizi a Rete

Arriva dai data center il nuovo calore green per Brescia

Dal magazine – edizione novembre/dicembre 2025

Brescia si conferma laboratorio eccellente del teleriscaldamento in Italia. A2A ha inaugurato, nella centrale Lamarmora un nuovo data center, dotato di un sistema di raffreddamento a liquido in grado di riutilizzare energia termica recuperata per riscaldare le abitazioni. Ne abbiamo parlato con Luca Rigoni, Amministratore Delegato di A2A Calore e Servizi.

Come funziona il recupero dell’energia termica dai data center per il teleriscaldamento?

La crescita esponenziale dei servizi digitali e dell’intelligenza artificiale porta con sé la necessità di costruire sempre più data center, infrastrutture essenziali per la transizione digitale, notoriamente energivore. Ciò ci pone di fronte a una sfida ma, al contempo, ci offre una straordinaria opportunità. Invece di vedere i data center come centri di consumo, possiamo e dobbiamo trasformarli in alleati per la transizione ecologica. L’impegno di A2A Calore e Servizi è quello di recuperare da queste infrastrutture il calore prodotto per riscaldare le nostre abitazioni.

Lo scorso giugno, a Brescia, all’interno della nostra sede, abbiamo inaugurato un data center della società francese Qarnot che, grazie a un avanzato sistema di raffreddamento a liquido, consente di recuperare energia termica fino a 65 °C, da immettere direttamente in rete per portare calore agli edifici. Il raffreddamento tradizionale dei server, che avviene principalmente ad aria, produce calore a una temperatura più bassa, circa 30°C. Per poter utilizzare questo calore in una rete di teleriscaldamento, dovremmo prima alzarne la temperatura utilizzando pompe di calore, un processo che richiede un ulteriore consumo di energia. Con il sistema di raffreddamento a liquido di Qarnot, invece, recuperiamo il calore direttamente a una temperatura molto più alta, circa 65°C. Questo perché i server sono raffreddati attraverso uno scambiatore a contatto diretto con il processore (“direct-to-chip”), che assorbe il calore in modo molto più efficiente rispetto all’aria e lo trasmette direttamente all’acqua della rete di teleriscaldamento. 

È un approccio in linea con le linee guida europee sull’efficienza dei data center e con gli obiettivi del Green Deal. La cosa straordinaria è che questa temperatura è già ottimale per la nostra rete di teleriscaldamento, il che significa che il calore può essere immesso e distribuito agli edifici senza bisogno di ulteriori trattamenti o integrazioni, con un notevole risparmio energetico. In pratica, trasformiamo i data center da consumatori di energia a generatori di calore pulito per la città. Inoltre, grazie a questo tipo di raffreddamento il consumo elettrico del data center si riduce in modo consistente arrivando a valori dell’indicatore di efficienza energetica PUE (“Power Usage Effectiveness”) prossimi ad 1. Il data center di Qarnot raggiungerà valori dell’indicatore ERF (“Energy Reuse Factor”) fino a 0,95. Questo significa che il 95% dell’energia consumata per consentire il funzionamento del data center viene recuperata sotto forma di calore e riutilizzata per scaldare gli utenti serviti dal teleriscaldamento.

Quali sono i benefici attesi quando la tecnologia sarà a pieno regime?

I vantaggi sono notevoli, sia dal punto di vista ambientale che energetico. Una volta che il sistema funzionerà al 100% delle sue potenzialità, il data center produrrà circa 16 GWh di calore pulito all’anno. Una quantità sufficiente a soddisfare il fabbisogno termico di circa 1.350 appartamenti. Ma non finisce qui: riducendo ulteriormente l’uso del gas, questo progetto ci permetterà anche di evitare l’emissione di circa 3.500 tonnellate di CO2 all’anno, che è l’equivalente dell’anidride carbonica assorbita da ben 22.000 alberi. A livello più ampio, secondo lo studio realizzato da A2A con The European House Ambrosetti (“L’Italia dei data center. Energia, efficienza, sostenibilità per la transizione digitale”), il recupero del calore di scarto dei data center nei prossimi anni potrebbe contribuire a soddisfare il fabbisogno termico di ben 800.000 famiglie, dando un contributo significativo alla decarbonizzazione del settore residenziale del Paese.

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