L’acqua che cambia
Innovazione e futuro del Servizio Idrico
GLI INTERVENTI

Con Francesco Fatone
Università Politecnica delle Marche
È essenziale condurre una chiara due diligence dei risultati tangibili e degli impatti di azioni di ricerca e innovazione, per estrarre il meglio e portarlo sul mercato, lavorando però su programmi interi, con approccio quadro e sistemico, e non su singoli progetti. I risultati della ricerca e sviluppo europea possono infatti accelerare il raggiungimento degli obiettivi della Strategia Europea per la Resilienza Idrica: a breve sarà pubblicato un importante report che ho curato come rapporto per la Commissione Europea. Per evitare che, nel post-PNRR, la water-smart economy subisca un forte rallentamento, servirebbe un modello in cui utility, industrie e aziende definiscono insieme i temi, selezionano poche e chiare "flagship actions" (anche in base alle sfide europee) e co-finanziano un programma pubblico-privato pienamente dedicato all’acqua.

Con Luca Berardi
Aquanexa
È fondamentale individuare segnali di debolezza prima che diventino problemi strutturali. Dal Water at Lunch di settembre sono emersi tre macro-indicatori. Il primo è il passaggio da una gestione project based a una ecosystem based, ovvero da soluzioni singole a collaborazioni tra gestori e industrie per progetti condivisi. Il secondo riguarda la gestione dei dati come nuovo asset finanziabile, riconosciuto anche dalla BEI e dai fondi di investimento come Algebris, nostro socio maggioritario, che reputano sia possibile, attraverso il fondo di Green Transition, offrire un valore aggiunto al gestore. L’ultimo concerne l’evoluzione verso una gestione industriale dell’acqua, con piani industriali e partenariati pubblico-privati che ottimizzano processi e risultati. Sono inoltre rilevanti il monitoraggio dei PFAS e l’uso dell’intelligenza artificiale nella gestione dei dati e degli ordini di lavoro.

Con Desdemona Oliva
Gruppo CAP
La nostra esperienza, gestita da Water Alliance e coordinata da Gruppo CAP, dimostra che senza una rete è impossibile affrontare le complesse sfide quotidiane per noi manager dell’innovazione. Negli ultimi anni la Ricerca e Sviluppo nel Servizio Idrico Integrato si è arricchita in complessità ed in dimensioni molteplici che ci portano quotidianamente ad affrontare spesso temi molto diversi tra loro tra cui ad esempio le innovazioni tecnologiche a servizio delle continue evoluzioni normative, la progettazione di modelli previsionali ed digital twin capaci di gestire le future sfide come quelle legate ai cambiamenti climatici, e lo sviluppo di trattamenti di depurazione quaternari per la rimozione degli inquinanti emergenti. .Per allinearsi alle esigenze dell’innovazione anche le soluzioni che i tradizionali sistemi commerciali possono metterci a disposizione vanno riformulate in una nuova categoria di servizi, a partire dalla fase di ideazione co-progettazione della soluzione tecnologica tra utility e aziende, che agevoli il gestore nelle successive fasi di sviluppo di pianificazione industriale e di ottimizzazione degli investimenti. Per favorire queste nuove progettualità ed una ricerca e sviluppo che diventi sempre più aderente alle esigenze di ogni singolo gestore, CAP e Water Alliance hanno lanciato un bando congiunto dedicato all’innovazione e sostenuto dalle 13 società aderenti. Il progetto si è sviluppato a partire da un piano di razionalizzazione dei needs tecnologici, approdando alla creazione di un piano di ricerca e sviluppo con 8 macro-temi e 42 linee di attività di ricerca. Successivamente abbiamo definito un bando con delle regole, metriche e obiettivi chiari. Unendo le esigenze di 13 realtà, abbiamo ottenuto grandi vantaggi economici e professionali, valorizzando la collaborazione nella gestione dei progetti complessi.

Con Maurizia Brunetti
Gruppo Hera
Il termine innovazione riferito a una utility è legato a una profonda conoscenza dei problemi settoriali, come qualità dell'acqua, resilienza e riuso nell’ambito idrico. Il successo nell’innovazione si basa sullo scouting di soluzioni esterne, come quelle proposte da startup e aziende innovative, e sulla capacità di integrarle internamente. Perché questo legame possa essere attivato, bisogna che la soluzione proposta tenga conto delle specificità delle attività di gestione delle reti idriche e fognarie. Secondo Hera, l’Open Innovation unisce apertura verso l’esterno e integrazione interna. Aquanexa è ha ottenuto risultati grazie all’esperienza nel settore, che diventa dirimente per l'attivazione di POC, che evolvono in soluzioni scalabili anche attraverso il venture clienting, con una possibile crescita in prospettiva verso il venture building e il venture capital. L’innovazione, che oggi è vista ancora spesso come un elemento separato dalla gestione ordinaria, diventa sistemica quando il gruppo la integra e la mette a valore. Per introdurla serve individuare una potenzialità mancante e adattarla al contesto aziendale.

Con Valerio Camerano
Algebris
L’innovazione richiede creatività, resilienza, collaborazione tra persone diverse e una visione di lungo periodo. La creatività era ciò che guidava Steve Jobs quando, in un periodo in cui non si dava peso all’estetica in ambito tecnologico, ha deciso di progettare un computer che fosse talmente bello da trovare posto in un museo di design. Se parliamo di resilienza è impossibile non pensare a Thomas Edison, che nella sua biografia ha raccontato di aver sbagliato 9999 volte prima di inventare la lampadina, ma ogni errore l’ha portato più vicino alla soluzione. La collaborazione tra persone diverse per cultura, che possono avere differenti intuizioni, è ciò che caratterizza la cultura aziendale di Google. Una società che ha sviluppato la geolocalizzazione in tempo reale, anche se al momento sembrava inutile, mentre oggi è una delle funzioni più usate nel mondo. Amazon, invece, ha costruito il suo successo continuando a cambiare modello di business. Come esempio di resilienza, voglio citare il caso di JJK Rowling, la scrittrice di Harry Potter, che per 12 volte si è vista rigettare il suo progetto dalle case editrici. Lei non ha mollato, ha introdotto alcune novità per adattarsi al mercato e oggi è la scrittrice più ricca e famosa al mondo. Infine, come modello di visione di lungo periodo non si può non considerare Elon Musk che si è posto come obiettivo la colonizzazione di Marte. Durante un'intervista gli è stato chiesto se fosse consapevole dei tempi lunghi che questo progetto comporta. Lui ha risposto che sperava che il razzo non scoppiasse al momento della partenza, ma era disposto a rischiare come imprenditore. Le aziende possono favorire l’innovazione accettando gli errori. Il Post-IT, uno dei grand successi di 3M, è nato da un errore. Durante la ricerca di un collante a fortissima capacità di trazione, un tecnico ha sviluppato una colla che non teneva più di tanto, ma non lasciava tracce; quindi, poteva essere usata per gli appunti. Anche il capitale svolge un ruolo importante nel favorire l’innovazione, rendendo possibile la nascita di nuove realtà come Aquanexa, che fino a 24 mesi fa non esisteva. Nell’ambito della sostenibilità, è fondamentale che le scelte responsabili non siano limitate dai costi. L’innovazione tecnologica può abbattere gli oneri di produzione, come è avvenuto per i pannelli solari. Essere competitivi e tecnologici è determinante per il successo e Aquanexa si impegna a essere un partner affidabile e pronto ad affrontare sfide scomode insieme ai suoi clienti.
European Water Resilience Strategy
Verso una nuova Governance Idrica
GLI INTERVENTI

Con Samir Traini
REF
Nel mese di giugno, l'Unione europea ha approvato un documento volto a diventare un testo unico per la regolamentazione delle questioni legate all'acqua. La Strategia per la resilienza idrica è stata inserita con forza nell'agenda dell’Unione, soprattutto in relazione al cambiamento climatico e ai microinquinanti emergenti. Tutto ciò che ruota intorno alla crisi climatica e alla tutela della risorsa idrica va affrontato in maniera organica e strategica. Il piano per la resilienza idrica dovrebbe essere visto come una vera e propria strategia di un grande gestore, che coincide con l’unione gestori europei. Il documento assegna un compito fondamentale alle utility, chiamate ad ampliare le proprie competenze includendo la raccolta delle acque piovane e l’adozione di trattamenti quaternari nei processi di depurazione, necessari per catturare i nuovi microinquinanti provenienti principalmente da farmaci e cosmetici. Tuttavia, la strategia ritiene che l'attuale ruolo dei gestori non sia sufficiente e propone di rafforzare la governance adottando servizi intelligenti, tramite digitalizzazione e intelligenza artificiale. L'AI viene vista come uno strumento di efficientamento del servizio, ma pone delle criticità legate agli ingenti consumi di acqua e di energia elettrica necessari al suo funzionamento. Sul fronte dell’innovazione, l’Italia non è così indietro come spesso accade: molte delle attività indicate dalla strategia europea sono già operative da alcuni anni e sono al centro delle strategie di gestori ed enti di governo d’ambito. In quest’ottica, la regolazione ARERA svolge un ruolo di sostegno, come dimostra il macro-indicatore M0 dedicato alla misurazione della resilienza idrica.

Con Andrea Lanuzza
Aquanexa
La strategia europea sulla resilienza idrica si distingue positivamente per la sua versatilità, coinvolgendo gestori del ciclo idrico, industrie, aziende agricole e realtà legate al Water Energy Food Nexus. Tale approccio risponde alla necessità di considerare l'acqua come elemento trasversale nelle politiche di sostenibilità. Tuttavia, alcune scadenze contenute nel documento, previste per il prossimo biennio, triennio e quinquennio risultano particolarmente ambiziose e potrebbero rivelarsi difficili da rispettare con particolar riferimento alle necessità di investimento che non sempre trovano copertura negli attuali Piani degli Interventi dei gestori del servizio idrico. Inoltre, tre temi fondamentali vengono trattati in maniera troppo complessa. In primo luogo, la governance rappresenta una sfida sia in termini di discussione che di implementazione: ridefinire la regolazione e applicarla a livello territoriale richiede strumenti adeguati ma è fondamentale per identificare e pianificare interventi che rispondano alle esigenze dello specifico territorio. Non sarebbe opportuno, ad esempio, imporre a livello europeo una riduzione uniforme delle perdite idriche al 15%, senza conoscere le specificità criticità e priorità ambientali dei singoli gestori. Il quarto tema riguarda il principio di inclusività (non lasciare nessuno indietro), con l’obiettivo di colmare il divario stimato dalla Commissione Europea di 25 miliardi di euro riguardo agli investimenti annui. Viene richiesto ai gestori di adottare un approccio multidisciplinare su acquedotto, fognatura, depurazione, energia, nutrienti e PFAS, quando i finanziamenti pubblici che vengono erogati, incluso il PNISSI "2", sono stati dedicati quasi esclusivamente agli acquedotti, mentre la gestione delle acque meteoriche trova basso riscontro nei piani degli investimenti attuali e non sembra aver ricevuto finanziamenti pubblici. Di conseguenza, non è sostenibile trasferire interamente sui costi tariffari gli obiettivi della strategia. Il ripristino e la protezione della risorsa idrica devono essere affrontati sia dal punto di vista quantitativo (recupero delle acque meteoriche) sia qualitativo (gestione dei PFAS), con un riequilibrio degli obiettivi regolatori secondo le esigenze del territorio e tramite investimenti mirati nelle attività più urgenti.

Con Alessandro Mazzei
Aquanexa
ANEA, come associazione degli enti d'ambito, sta preparando un seminario sul caso studio di Thames Water, il gestore più grande del Regno Unito, che fornisce acqua a sedici milioni di abitanti. Fino a qualche anno fa, il Regno Unito era un punto di riferimento per la regolazione, anche Arera si ispirava all'esperienza di Ofwat, il regolatore centrale del Inghilterra e Galles. Eppure, proprio lì è avvenuto un fallimento della regolazione. Oggi, infatti, Thames Water è un'azienda in grave dissesto finanziario. Si è indebitata significativamente perché non ha saputo gestire la forte crescita degli investimenti e quando un gestore va in bancarotta probabilmente anche il regolatore ha sbagliato qualcosa. Viene, infatti, imputato ad Ofwat di non aver controllato abbastanza e di non essersi accorto in tempo delle falle nei conti dell'azienda. La commissione di indagine, che è stata istituita per accertare le cause del crack, ha visto come negativa la presenza esclusiva di un regolatore nazionale, troppo distante dalle esigenze del territorio e delle aziende, e ha proposto di adottare un approccio multilivello: che prevede un regolatore centrale e diversi regolatori locali. Questa struttura è già presente nella regolazione italiana. Quindi da imitatori maldestri di un modello, siamo diventati un esempio da seguire in tema di assetti della regolazione. Ciò non toglie che il nostro modello vada comunque sviluppato meglio. Io sono per un sistema costituito da un regolatore centrale (Arera) e regolatori di livello regionale. Ad un livello inferiore, invece, i regolatori non sempre risultano efficaci ed autorevoli, perché il rapporto di uno a uno col gestore, per di più con i Comuni che sono al tempo stesso soci dell’azienda di gestione e dell’ente di ambito, rischia di portare ad un’immedesimazione eccessiva tra regolatore e regolato. Altri aspetti da migliorare sono il fine tuning delle norme di Arera in materia di qualità tecnica. Maggiore attenzione deve essere data inoltre alla gestione delle acque meteoriche. Basti pensare al caso della Toscana, che negli ultimi tre anni ha subito due alluvioni gravi, con allagamenti che hanno provocato miliardi di euro di danni. In un contesto del genere il servizio idrico integrato deve essere in grado di dare il proprio contributo, prendendosi in carico le reti di drenaggio urbano delle acque meteoriche. È necessario conoscere queste reti, capire come potenziarle e definire gli investimenti da realizzare. Tuttavia, c'è un problema economico, dal momento che la tariffa del servizio idrico è legata al consumo dell'acqua dal rubinetto e non a quella piovana. Sono molte le questioni da affrontare, da un punto di vista giuridico ed economico, per le quali è indispensabile un intervento normativo e successivamente uno regolatorio più circoscritto da parte di Arera.

Con Luigi Giuseppe Decollanz
Acque del Sud
Il compito di Acque del Sud, società statale partecipata al 100% dal MEF, è quello di raccogliere l'acqua piovana. Fino al 2023, anno della riforma delle norme relative all’irrigazione, il collettamento delle acque meteoriche era un argomento leggero, che fluttuava nei dibattiti afferenti al tema idrico, maggiormente concentrati sulla riduzione delle perdite. Analizzando i dati, però, ci si è accorti che l’Italia raccoglie solo 11% dell'acqua pluviometrica (contro il 36% della Spagna il 30% della Francia e il 90% di Israele) nonostante la presenza di 330 dighe, di cui metà non collaudate e in esercizio provvisorio da trenta o quarant'anni. La realtà è che abbiamo creato delle infrastrutture meravigliose, dal dopoguerra fino ai primi anni 80, dopodiché ce ne siamo dimenticati. Abbiamo abbandonato le dighe e le abbiamo lasciate marcire, quindi oggi alcune di queste si sono interrite e le altre, comunque, non sono adeguate alle normative vigenti. Nel 2023 ci siamo chiesti come avremmo reagito se ci fossimo trovati in una situazione di siccità o di scarsa capacità di recuperare la risorsa idrica. Il progetto Acque del Sud è nato in quel momento, con l’obiettivo di ripianare i 180 milioni di debiti che aveva lasciato l'ente di irrigazione. Fin da subito è stata avviata la rifunzionalizzazione di tutte le infrastrutture, con la convinzione che sia indispensabile superare la soglia del 25% di raccolta di acqua pluviometrica. Altrimenti si possono anche ridurre a zero le perdite, ma non verrebbe comunque risolto il problema della scarsità d’acqua. Acque del Sud sta dialogando anche con il Commissario Straordinario per la Scarsità idrica, affinché il Paese venga spinto verso una legislazione di emergenza. Stiamo giocando la partita della crisi idrica con le regole degli anni ’70 e ’80, i regi decreti del 1937 e una pletora di normative che rallentano il processo di efficientamento. Dal momento che non c’è il tempo per varare leggi nuove, è necessario adottare una legislazione temporaneamente valida e cogente, che ci consenta di intervenire rapidamente, perché non possiamo “fermare l'acqua con le mani”. Un altro aspetto da analizzare è quello del valore economico della risorsa. Prendiamo come esempio la Danimarca, che ha uno dei migliori servizi idrici d'Europa e le perdite che oscillano tra il 7% e il 9%. Lì l’acqua potabile costa tra i 12 e i 15 € al metro cubo al consumatore, ma nessuno protesta per questo. Ai cittadini interessa avere l'acqua senza interruzioni, né riduzioni di pressione, con una continuità che consenta anche lo sviluppo delle imprese. Quando si parla di tariffa sostenibile è necessario stabilire il reale significato di questo termine. Ciò che costa poco, infatti, spesso non viene valorizzato o addirittura sprecato. È necessario, quindi, mettere in atto campagne di sensibilizzazione sul consumo responsabile. D’altro canto, però, i costi di gestione del servizio idrico non possono ricadere integralmente sulla tariffa, perché lo Stato deve fare la sua parte. Noi abbiamo un piano industriale che prevede interventi per 300 milioni interamente finanziabili secondo le misure comunitarie. La BEI mette a disposizione, nei prossimi tre anni, 15 milioni di euro per il settore idrico, sia a livello statale che regionale. Quindi, lo Stato deve contribuire, ma anche la tariffa deve essere coerente con i costi degli interventi necessari a rendere l'acqua fruibile. Recentemente sono stato nel Massachusetts a vedere come viene gestito l'approvvigionamento idrico primario. Lì hanno tutti gli invasi interconnessi, ma uno di questi, da circa 250 milioni di metri cubi d'acqua, rimane chiuso perché deve fungere da serbatoio di riserva in caso di emergenza. Inoltre, stanno costruendo un invaso da oltre 300 milioni di metri cubi d'acqua da dedicare esclusivamente all'intelligenza artificiale, dal momento che questa, per essere raffreddata, ha bisogno di grandi volumi d’acqua. L’Italia non può più perdere tempo, perché il rischio stress idrico è molto alto. Dobbiamo essere nelle condizioni di combattere questa scarsità con intelligenza, non continuando a sfornare documenti di 130 pagine con 45 normative che richiedono tre anni solo per essere letti. Se invece adottiamo un sistema simile a quello usato per la ricostruzione del ponte Morandi, cioè un Piano Marshall che ci consente di intervenire immediatamente sulla rifunzionalizzazione delle infrastrutture, magari questa battaglia la vinciamo!

Con Monica Manto
Viveracqua
Il PNRR ha rappresentato un passaggio decisivo per sostenere gli investimenti destinati alla ricerca perdite: gli interventi avviati hanno permesso di suddividere le reti in distretti, aumentare l’accuratezza delle misure e introdurre sistemi avanzati di smart metering. C’è una tendenza europea alla distribuzione uniforme delle risorse sul fronte delle perdite, mentre le caratteristiche idrauliche, ambientali e demografiche dei singoli territori chiedono il sostegno a investimenti diversi. La ricerca perdite è una leva essenziale per migliorare l’efficienza del servizio idrico, ma la limitatezza delle risorse tariffarie impone scelte selettive, basate sulle necessità, di oggi e in prospettiva, dei diversi distretti idrografici. Rimane ad esempio centrale la sfida della qualità dell’acqua destinata al consumo umano: una sfida resa più complessa dalla crescente capacità analitica che porta alla rilevazione di nuovi contaminanti, dai PFAS alle microplastiche, ai farmaci. Per questo è necessario continuare a investire in modo mirato sulle infrastrutture idriche, sia in termini gestionali sia attraverso interventi strutturali di riassetto delle reti di adduzione e distribuzione. Il settore idrico richiede una programmazione stabile, investimenti adeguati e un impegno finanziario che si stima di sei miliardi di euro l’anno per garantire qualità, sicurezza e resilienza del servizio nei prossimi anni. Attualmente, infatti, le risorse si attestano sui 4,7 miliardi di euro annui, 4 dei quali derivanti dagli investimenti da tariffa e 0,7 dal PNRR, che ha un orizzonte temporale al 2026: dopo quell'anno, se non venissero nel frattempo incrementati gli investimenti da tariffa o altra fonte, le risorse aggiuntive necessarie passerebbero da 1,3 a 2 miliardi di euro l'anno.