Acque del Chiampo ha attivato con l’Università di Verona un progetto di ricerca dedicato allo studio dei PFAS, le sostanze poli- e per-fluoro alchiliche oggi al centro dell’attenzione internazionale per la loro persistenza ambientale e la complessità dei processi di rimozione. L’iniziativa nasce da un contratto di collaborazione con i professori Silvia Lampis e Nicola Frison del Dipartimento di Biotecnologie dell’ateneo e con la dottoressa Patrizia Pretto, biologa ed esperta di microbiologia ambientale e biorisanamento, con esperienza internazionale allo Scripps Institution of Oceanography di San Diego in California e al Joint Research Centre della Commissione Europea.
Azione dei batteri “mangia PFAS” in ambiente acquoso
La ricerca dal titolo “Valutazione della trattabilità biologica di carboni attivi esausti e percolati di discarica contenenti PFAS” si concentrerà in particolare sui processi di degradazione microbica dei PFAS e sulle possibili strategie di riduzione di questi contaminanti in ambiente acquoso. Si parte dallo studio di uno dei primi batteri ad essere descritti nel 2019 dall’Università di Princeton come degradatori dei PFAS più recalcitranti, i perfluoroalchilici saturi (es PFOA e PFOS). Con questa squadra, guidata dai professori Peter Jaffè e Shan Huang, è già stato fatto un primo step che ha permesso di individuare i punti esatti dove questi batteri iniziano ad attaccare le molecole PFAS per degradarle.
Un progetto di 18 mesi per detossificare i carboni attivi esausti
L’Università si occuperà della valutazione su scala di laboratorio della trattabilità dei carboni attivi esausti e percolati di discarica per la degradazione dei PFAS, del trattamento biologico dei carboni attivi esausti e del trattamento integrato del percolato di discarica, come accennato sopra. Il progetto, della durata di 18 mesi, si inserisce nel piano di contrasto ai Pfas di Acque del Chiampo, con oltre 37 milioni di euro investiti dal 2013 per gestire l’emergenza e per gli investimenti in infrastrutture e ricerca contro i microinquinanti. Rappresenta, inoltre, un passo avanti lungo il percorso di ricerca e innovazione che affonda le sue radici nel territorio, allo scopo di fornire un contributo concreto per trovare soluzioni a un problema di portata globale.
Gestione delle criticità, ma sviluppo di soluzioni concrete
“Come Acque del Chiampo Società Benefit crediamo fortemente nel valore della ricerca scientifica come strumento essenziale per affrontare le sfide ambientali più complesse, in particolare quelle legate ai PFAS e ai microinquinanti – commenta il presidente di Acque del Chiampo, Renzo Marcigaglia –. La collaborazione con l’Università di Verona e con la dottoressa Patrizia Pretto si inserisce in un percorso consolidato di innovazione e investimenti che portiamo avanti da anni. Non ci limitiamo a gestire le criticità, ma lavoriamo per sviluppare soluzioni concrete insieme al mondo accademico e scientifico”.