Ci sono i PFAS al centro della sinergia tra Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) e Acque del Chiampo, che prevede una stretta collaborazione tra i laboratori del gestore idrico della Valle del Chiampo e quelli del Centro Ricerche Enea Casaccia di Roma. L’obiettivo della partnership è di sviluppare e sperimentare nuove soluzioni biologiche e biotecnologiche per il trattamento delle sostanze perfluoroalchiliche presenti nelle acque reflue e nei fanghi di depurazione.
Alla ricerca di processi di biorisanamento
Acque del Chiampo metterà a disposizione campioni di acque reflue e fanghi provenienti dagli impianti di depurazione di Arzignano e Lonigo, oltre ai dati analitici sviluppati dal laboratorio interno, riconosciuto come punto di riferimento nelle attività di monitoraggio ambientale. Enea invece svolgerà le prove sperimentali finalizzate alla selezione e alla validazione di processi innovativi di biorisanamento basati sull’impiego di consorzi microbici in grado di favorire la degradazione o la riduzione dei PFAS. L’attività, che andrà avanti fino alla fine del 2027, comprenderà anche il confronto e la validazione incrociata dei dati analitici prodotti dai laboratori di ENEA e di Acque del Chiampo. L’obiettivo in questo caso è di consolidare metodologie di analisi e approfondire il comportamento dei microinquinanti durante i processi di depurazione.
L’impegno di acque del Chiampo sul fronte PFAS
La collaborazione si inserisce nell’ambito dell’accordo che Enea ha sottoscritto con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) per sviluppare attività di monitoraggio, studio e ricerca sull’inquinamento da PFAS. Rappresenta un importante riconoscimento del ruolo che Acque del Chiampo ha assunto a livello nazionale nel campo della ricerca. Dal 2013 la società ha investito oltre 37 milioni di euro per la messa in sicurezza della rete acquedottistica e nello sviluppo di soluzioni innovative per affrontare la contaminazione dalle sostanze perfluoroalchiliche, collaborando con università, enti di ricerca e imprese. Un percorso che ha portato anche allo sviluppo della tecnologia RADOX, realizzata insieme a K-INN Tech, spin-off dell’Università degli Studi di Padova, come soluzione per la degradazione dei PFAS.