20/07/2017
Servizi a Rete

A Romentino si pensa all’acqua delle trivellazioni petrolifere per il teleriscaldamento


Uno dei grandi vantaggi della tecnologia del teleriscaldamento è la possibilità di sfruttare e distribuire calore generato con le più diverse fonti disponibili sul territorio, che si tratti di biomasse, del calore della Terra, calore industriale di scarto o generato dalla termovalorizzazione dei rifiuti urbani o da impianti solari. Alla lunga lista delle potenziali fonti ora se ne aggiunge una nuova: l’acqua ottenuta dalla trivellazione dei pozzi petroliferi. Una proposta suggestiva che sta diventando qualcosa in più a Romentino (provincia di Novara), dove un progetto, ideato dall’amministrazione comunale e sottoposto a “Eni”, prevede l’utilizzo dell’energia termica che ancora si ricava dalle escavazioni di idrocarburi e gas naturale, ormai esaurite, dell’Ovest Ticino.
«Abbiamo effettuato delle simulazioni su basi scientifiche, grazie anche alle ricerche e agli studi realizzati da alcuni atenei universitari […] Abbiamo già discusso con l’Eni, e abbiamo chiesto l’apertura di un tavolo: ci sono sembrati molto interessati» ha spiegato il primo cittadino di Romentino, Alessio Biondo. La soluzione di reimpiegare l’acqua calda in uscita dalle trivellazioni era stata presa in considerazione un paio di anni fa e sembrava allora un’ipotesi affascinante, sostenibile dal punto di vista ambientale, ma poco praticabile. Inoltre l’”Eni” non sembrava affatto interessata alla proposta. Ad oggi l’idea è stata presa in considerazione, in quanto “Eni” si fa avanti sempre più attenta alle energie rinnovabili. Così il progetto sta prendendo corpo, sebbene i pozzi dell’Ovest Ticino, che sono una ventina, non potranno essere tutti oggetto di una seconda vita di questo tipo.
Una soluzione che andrebbe a vantaggio sia della comunità, sia dell’azienda petrolifera. L’utilizzo dell’energia termica consentirebbe infatti il proseguimento dello sfruttamento dei pozzi nello stato attuale, che altrimenti dovrebbero essere smontati, con il conseguente ripristino dei luoghi alle condizioni precedenti l’avvio dell’attività petrolifera, come stabilito dalle convenzioni firmate ai tempi da “Agip”.
Il piano economico elaborato dal Comune prevede che lo sfruttamento di una sola trivellazione, quella di “Cardana 1”, la più prossima al paese, garantirebbe un ricavo di circa 3 milioni di euro l’anno per una ventina d’anni, a fronte di un investimento iniziale per la costruzione della centrale che avrebbe invece un costo più contenuto. Inoltre le acque di falda in questo modo non dovrebbero essere ripompate in profondità, come avveniva durante lo sfruttamento tradizionale dei pozzi, con un costo energetico significativo.
Secondo una simulazione, inoltre, il solo l’utilizzo del pozzo Cardana 1 sarebbe sufficiente a soddisfare la domanda di calore della cittadina che conta in totale circa 2.000 utenze.

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